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26 marzo 2006 I moti rivoluzionari del 1820 Il primo forte scossone all’assetto politico europeo, stabilito nel Congresso di Vienna, fu dato dai moti rivoluzionari del 1820. Il 1° Gennaio 1820 nel porto di Cadice l’esercito spagnolo in partenza per sedare le rivolte che insanguinavano il Sud America si ammutinarono. Ben presto altri reparti si unirono all’insurrezione e il re fu costretto a concedere la costituzione liberale del 1812. Nell’Estate dello stesso anno i moti si estesero al Portogallo, dove fu concessa la costituzione liberale, al Regno di Napoli e in Sicilia. Ma se a Napoli furono, come in Spagna guidati e organizzati dai militari e dalle società segrete in Sicilia la partecipazione popolare fu determinante. La massa inferocita decapitò i principi Cattolica e Jaci. La rivolta siciliana aveva però carattere fortemente indipendentista, così il regno di Napoli inviò un corpo di spedizione militare che sedò la rivolta in pochi giorni. In Piemonte i moti iniziarono nel Marzo 1821, quando alcuni reparti militari si ammutinarono e costrinsero il re ad abdicare. La reggenza fu presa da Carlo Alberto che in un primo momento sembrò voler favorire la rivolta e concedere una costituzione liberale, ma venne ben presto ripreso da Carlo Felice unendosi alle truppe austriache che sconfissero a Novara i rivoluzionari guidati dal conte Santarosa. L’Austria ristabilì l’ordine anche nel Regno di Napoli, mentre della rivolta spagnola si occupò la Francia riportando l’ordine nell’ottobre 1823. In Portogallo fu il re stesso a reprimere i rivoltosi e a riportare l’ordine. L’esperimento rivoluzionario aveva fallito, ma ben presto i liberali di tutta Europa avrebbero ripreso coraggio dagli avvenimenti dell’indipendenza greca.
A. Starace
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