|
|
 |
16 marzo 2006 Il Congresso di Vienna e la Restaurazione Il primo novembre 1814, dopo la sconfitta di Napoleone nella battaglia delle nazioni e l’occupazione di Parigi che costrinse alla resa l’imperatore francese, si aprì il Congresso di Vienna. Per l’Europa fu un evento eccezionale, visto che mai tanti regnanti si erano seduti attorno ad un tavolo per ridisegnare la cartina dell’Europa. Il congresso si concluse il 9 giugno 1815, e nell’arco temporale in cui Metternich lo diresse vide, con la definitiva sconfitta a Waterloo di un mai domo Napoleone, la fine dell’avventura francese rivoluzionaria. Al tavolo dei vincitori sedevano i delegati delle potenze vincitrici: Gran Bretagna, Russia, Austria e Prussia, mentre dall’altra parte vi era la Francia rappresentata da Talleyrand. L’indiscusso coordinatore del Congresso fu il ministro degli esteri austriaco, il già citato Metternich. Tutto il congresso si resse sul principio delle legittimità e della Restaurazione. Il principio della legittimità impugnato da Talleyrand per evitare che la Francia fosse oltremodo punita ebbe successo. Metternich si rese conto che il nuovo ordine avrebbe dovuto garantire un lungo periodo di pace e di stabilità e una Francia umiliata sarebbe presto tornata a battagliare. Nei limiti del possibili furono restaurati i vecchi sovrani e i vecchi confini. Ma la rivoluzione aveva indelebilmente segnato la storia dell’Europa. La prima illustre vittima fu il Sacro Romano Impero che non venne ricostituito. La Prussia assorbì molti stati minori sul Reno, mentre gli stati germanici si ridussero di numero e andarono a formare la Confederazione Germanica. Alla Russia di Alessandro I, toccò buona parte della Polonia. L’Austria si vide riconoscere l’egemonia sull’intera penisola italiana che fu riportata, nei suoi confini interni, pressoché alla situazione prenapoleonica. La Gran Bretagna si accontentò di vedere stabilito un nuovo ordine che impedisse il sorgere di nuove pretese egemoni da parte degli stati continentali. Il Congresso di Vienna si concluse con la costituzione della Santa Alleanza, un patto tra Russia, Prussia e Austria. Parallelamente fu sancita anche la Quadruplice Alleanza, alla quale aderì l’Inghilterra. Veniva così stabilito un sistema di accordi che avrebbe dovuto garantire un lungo periodo di pace. Ma la Restaurazione non bastò a fermare un processo ormai in atto. Il feudalesimo, se si esclude la Russia, stava scomparendo e, seppure in alcune zone del Sud Europa continuò a persistere comunque il latifondo, nel resto dell’Europa centrale aumentò il potere della proprietà borghese e si avviò timidamente un processo di modernizzazione delle tecniche agricole. Questi cambiamenti toccheranno anche l’Europa dell’est ma solo nei decenni successivi. Le correnti di pensiero furono le prime a incrinare la Restaurazione. Siamo infatti negli anni del Romanticismo. Alcuni intellettuali credettero che gli ideali romantici del ritorno alle tradizioni potessero coniugarsi perfettamente con i principi della restaurazione, ma il romanticismo esaltava anche la libertà, il patriottismo, il culto dei valori nazionali, completamente soppressi nella Restaurazione. Furono questi gli ideali di filosofi come Hegel e Fichte che avrebbero notevolmente influenzato la successiva storia tedesca. E furono questi gli ideali che stavano per far ripiombare l’Europa nelle tre ondate di moti rivoluzionari che culmineranno con la nascita e l’annientamento della Comune di Parigi.
A. Starace
|
|
 |
|
|
 |
|
|