Vox Civilis: Interviste alla società civile
[16/03/2006 10.22] La nozione di società civile è ambigua. Nella storia ha conosciuto un rovesciamento completo del senso. A partire dall'Antichità, nel XVII secolo, la società civile si è opposta allo Stato di natura, e rappresenta ogni società politicamente organizzata. I termini civitas, societas civilis, o ancora res publica, derivando dal latino, resteranno a lungo sinonimi. Solo dopo la Rivoluzione francese, e la concezione unitaria dello Stato-nazione da essa imposta, la nozione di società civile sarà contrapposta a quella di Stato, per significare ciò che deriva dal settore privato, dalla società senza lo Stato. Tracce di questa ambiguità si ritrovano nei vocabolari. Gli aggettivi «civile» e «civico» hanno la stessa radice. Ciò nonostante, i diritti civici riguardano colui che si associa al potere dello Stato e fa parte della cornunità politica, mentre i diritti civili definiscono gli obblighi che regolano i rapporti tra gli individui nella loro vita privata. «Il concetto di società civile trova la sua forinulazione sistematica nel 1821 in Lineamenti della filosofia del diritto di Hegel. Introducendo questo concetto, Hegel prendeva atto del carnbiamento più significativo della modernità politica: la separazione di "vita civile" e "vita politica", dalla società e dallo Stato; cambiamento peraltro concomitante alla rivoluzione industriale (ascesa della letteratura borghese, accrescimento dell'importanza e dell'autonomia della sfera economica) e politicamente consacrato dal crollo del regime monarchico assoluto precedente la Rivoluzione francese
«Prima ancora di essere un concetto o un'idea, la società civile rimanda innanzitutto ad un insieme di valori positivi: l'autonomia, la responsabilità, il fatto che gli individui si prendano carico in prima persona dei loro problemi. Per la sua dimensione collettiva, la società civile sembra sfuggire ai pericoli dell'individualismo e incitare alla solidarietà. Per la sua dimensione civile, evoca l'emancipazione della tutela statale, ma anche dei valori più affettivi come l'intimità, la familiarità, ecc. In questo modo si spiega anche l'istituzione, peraltro recente, della coppia società civile-Stato».
Estratto dal Glossario di "Internet... e poi?" di Dominique Wolton, Edizioni Dedalo
La società civile è un soggetto che viene prepotentemente fuori a causa del recente cambiamento di prospettive della società stessa. Essa non rifiuta lo Stato contrapponendosi quest'ultimo in maniere negativa, ma comprende che l'astratto patto sociale su cui esso poggia non può essere decisione di pochi. La società civile si contrappone ai soggetti delle oligarchie economiche, politiche e financo sociali. E' un organismo aperto. Propugna la libera informazione, diritto fondamentale di tutti i cittadini, e vuole cacciare i tentacoli degli oligopoli da questo bene prezioso, che rischia in ogni momento la conquista da parte del potente di turno. La società civile è "politica" nel senso più alto e originario della parola: può essere di destra, di centro, di sinistra, ma si oppone al tentativo di monopolizzare le idee e riciclarle per un lavoro di partito.
Ecco, possiamo dire che è "apartitica" ma "politica". I suoi rappresentanti sono "i cittadini" attivi, coloro che esercitano il diritto-dovere di voto e il diritto-dovere dell'informazione.
Vox civilis vuole dare una piccola voce a questi rappresentanti, intervistandoli e dibattendo con loro.
Sono liberi professionisti, volontari, negozianti, docenti, catechisti e preti di campagna, ma non solo.
Sono i lavoratori che rifiutano di perdere tempo davanti ai reality show e alle trasmissioni demenziali per prendere in mano il giornale e contribuire al dibattito nazionale, così prezioso per una democrazia, senza i toni della sapienza e senza l'indecisione dell'ignoranza.
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