Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa
[21/12/2005 10.51]
S. Basilio nacque nel 330 a Cesarea di Cappadocia da genitori santi. Di buona educazione letteraria e di egregie virt?, prese a condurre vita di eremitica, ma nel 370 fu fatto vescovo della sua citt?. Il tema che ricorreva pi? spesso e con pi? forza era quello della carit?, dell?aiuto ai fratelli bisognosi. Lott? contro gli Ariani e scrisse eccellenti opere, specialmente le regole monastiche che ancor oggi sono seguite da moltissimi monaci orientali. Mor? povero, come era vissuto, nell?anno 379. Tra i primi e pi? preziosi amici di S. Basilio, notiamo san Gregorio Nazianzeno: essi si stimolavano a vicenda alla pratica delle virt? e all?acquisto della scienza.
Nato nel 330 a Nazianzo da nobili genitori, fu coetaneo e amico di san Basilio. Uomo di studio e poeta, per la sua eccellente dottrina ed eloquenza ricevette l?appellativo di "teologo". Intraprese molti viaggi a scopo di istruzione e segu? poi nel deserto l?amico Basilio. Ordinato sacerdote fu vescovo a Sisimo e quindi a Costantinopoli. Insieme a San Basilio, contribu?o in modo decisivo con i propri scritti, al concilio ecumenico di Costantinopoli del 371. A causa delle fazioni che dividevano la sua chiesa, si ritir? a Nazianzo dove spir? nel 390.
Dai " Discorsi " di san Gregorio Nazianzeno, vescovo Eravamo ad Atene, partiti dalla stessa patria, divisi, come il corso di un fiume, in diverse regioni per brama d'imparare, e di nuovo insieme, come per un accordo, ma in realt? per disposizione divina. Allora non solo io mi sentivo preso da venerazione verso il mio grande Basilio per la seriet? dei suoi costumi e per la maturit? e saggezza dei suoi discorsi , ma inducevo a fare altrettanto anche altri che ancora non lo conoscevano. Molti per? gi? lo stimavano grandemente, avendolo ben conosciuto e ascoltato in precedenza. Che cosa ne seguiva? Che quasi lui solo, fra tutti coloro che per studio arrivavano ad Atene, era considerato fuori dell'ordine comune, avendo raggiunto una stima che lo metteva ben al di sopra dei semplici discepoli. Questo l'inizio della nostra amicizia; di qui l'incentivo al nostro stretto rapporto; cos? ci sentimmo presi da mutuo affetto. Quando, con il passare del tempo, ci manifestammo vicendevolmente le nostre intenzioni e capimmo che l'amore della sapienza era ci? che ambedue cercavamo, allora diventammo tutti e due l'uno per l'altro: compagni, commensali, fratelli. Aspiravamo a un medesimo bene e coltivavamo ogni giorno pi? fervidamente e intimamente il nostro comune ideale. Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice d'invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l'emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all'altro di esserlo. Sembrava che avessimo un'unica anima in due corpi. Se non si deve assolutamente prestar fede a coloro che affermano che tutto ? in tutti, a noi si deve credere senza esitazione, perch? realmente l'uno era nell'altro e con l'altro.
postato da F. "Fea" Feliziani
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