Arrivederci amore, ciao.
[03/03/2006 10.00] Crudo. Fin troppo crudo. Chiunque potrebbe ammetterlo, non solo le mani di una diciannovenne che coprivano gli occhi per cercare di non vedere. Forse cercava di non vedere una realtà sbattuta in faccia come un pugno di sabbia bollente, quella che da fastidio, che graffia, che sembra accecare; forse si è lasciata illudere da un titolo troppo leggero, che ha rivelato una trama fin troppo pesante. No, non è un ossimoro: la canzone della Caselli combacia perfettamente con ogni intenso istante del film, gli fa da colonna sonora, ne spiega l’inizio, ne prevede uno sguardo, ne analizza la triste fine. Inutile tracciare le linee essenziali della trama, è un film che non ne ha bisogno ma che, anzi, necessita di un'ignoranza totale per esserne presi fino a toccare il cuore.
Amaro, aspro, crudo e crudele anche il protagonista che incarna il cinismo rivoltante della società odierna. Dolci, vive, ingenue e terribilmente predestinate le vittime che cadono nella sua trappola, quasi incantate da quegli occhi azzurri come il cielo d'estate e azzurri come il gelido cielo d'inverno.
Difficile trattenere la rabbia durante due strazianti minuti d’agonia, sono come gli ultimi minuti di chi si trova sul fondo di un oceano e non riesce a nuotare per arrivare a galla, si sforza, ci mette l’anima, non si arrende, ma se riesce ad arrivare a galla è una gioia immensa. Lei, la triste ultima vittima scomoda, non riprende fiato come chi riesce ad arrivare a galla, non riprende la vita, non si illude neanche di poterlo fare e forse neanche lo vuole fare, visto che chi gliela sta togliendo è la persona che amava di più al mondo; ma raggiunge la superficie del mare, tocca la vita per un’ultima volta, stringe la fede nel pugno e, solo allora, si abbandona serena alla morte. Dopotutto “si muore un po’ per poter vivere”…
postato da La Scrittora
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