Lettera aperta al Ministero per le Pari opportunità rispetto all’uso del “tu” da parte degli impiegati della pubblica amministrazione per rivolve
[09/05/2010 21.52] Sono un cittadino originario della Costa d’Avorio, padre di famiglia e residente in Italia da più di 18 anni. Mi permetto di fare una considerazione sul servizio offerto ai cittadini da uffici ed esercizi commerciali della nostra nazione. Purtroppo in più di un’occasione, gli impiegati e le impiegate delle predette strutture, si rivolgono ai cittadini stranieri non europei dando loro del “tu”, mentre riservano il “Lei” ai cittadini italiani.
Nonostante il fatto che questo modo di interloquire con i cittadini extraeuropei sia ormai diventato una prassi, più di una volta, recandomi presso strutture sia pubbliche che private, mi sono permesso di osservare i rapporti esistenti tra venditori e clienti oppure tra il personale addetto e gli utenti stessi, rimanendo ancora tristemente colpito nel momento in cui, mi rendo conto che questo atteggiamento è ormai diventato una vera e propria regola.
Nella maggior parte dei casi, quando faccio notare questo fatto discriminante nei confronti degli stranieri, il personale si giustifica affermando che è normale dare del “tu” ai giovani. Questa argomentazione che mi è stata data, da parte dei venditori ed impiegati non mi è del tutto convincente poiché, in mia presenza e in più occasioni sono stati serviti signori e signore italiani, che pressappoco avevano la mia età o che addirittura risultavano più giovani di me, ed ai quali è stato riservato loro del “Lei”, mentre a me 42enne, è stato dato del “tu”.
Se in Italia c’è una abitudine condivisa (e ormai regola) di dare ai giovani del “tu”, mi sembra giusto rispettarla, però che sia applicata a tutti i cittadini, poiché la regola ha un senso nel momento in cui riserva a tutti una parità di trattamento.
In ogni caso, suggerirei ai responsabili delle amministrazioni e delle attività commerciali o di servizi di consigliare agli impiegati ed impiegate, venditori e commesse prima di proporsi al pubblico, di tenere conto anche di queste dinamiche di relazione in una società, che si avvia ormai a divenire sempre più complessa e multietnica.
Vi invito a vedere in questa lettera, un mio contributo al buon funzionamento della nostra società, essendo consapevole della necessaria attenzione da porre a queste regole sociali e di buona educazione.
Certo di aver fatto cosa gradita nello scriverVi, porgo i miei migliori saluti.
Firenze, lì 18 -11 – 2009
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