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24 settembre 2007 Pericolo Iraq per l'Afghanistan? Siamo in Afghanistan da 6 anni e più passano i giorni e più crescono i dubbi e le ansie legate alla missione. I due militari italiani sono stati liberati, ma non si può non vedere come la situazione è decisamente più complessa di come si prospettava.
La tanto temuta discesa dalle montagne dei Taliban in primavera non c’è stata. Merito delle forze alleate o incapacità di organizzazione dei Taliban? Di certo è che nelle province di Herat e Kandahar sono continuati gli attacchi verso le forse americane e le forse Isaf, e a nulla è valso il tentativo di Karzai di raggiungere un accordo con le fazioni che appoggiano in modo dichiarato i Talebani.
L’Afghanistan è un territorio denso di incognite e la composizione del territorio non aiuta le forze alleate. Già nel 2001 l’Alleanza del Nord, le truppe meglio equipaggiate su cui potevano contare gli U.S.A, hanno registrato difficoltà nel fare piazza pulita nella regione del Waziristan, tra il Pakistan e l’Afghanistan, dove si presupponeva fosse la base operativa di Al-Qaeda.
Dopo 6 anni il problema iracheno torna alla luce anche qui. L’obbiettivo militare è stato raggiunto, anche se voci dicono che Karzai governava fino al 2005 solo a Kabul, e ora neanche tutta la città è sotto la guida del nuovo governo. La politica lascia a desiderare.
I taliban, grazie al commercio dell’oppio (98% del mercato è afgano) hanno raggiunto un buon grado di indipendenza e l’etnica pashtun tacitamente non rinnega che sotto il regime non si viveva poi così male. Etnia che tra l’altro è determinante per la sorte in Pakistan, dove Musharraf è in bilico tra le pressione americane e l’estremismo islamico che dilaga.
Fiore all’occhiello della guerra al terrorismo, l’Afghanista sembra ora inviso da gran parte dell’opinione pubblica. I continui attentati non aiutano di certo né l’Amministrazione Bush, bisognosa di vittorie politiche per arrivare alla presidenziali con un buon credito, né l’Europa dove i governi hanno scommesso sull’Afghanistan per distanziarsi proprio da una guerra dichiarata come “unilaterale” come quella in Iraq. Non si può andare via ora anche dall’Afghanistan ovviamente. Rimane il fatto che il tempo trascorso è complessivamente fino ad ora più lungo rispetto alla prima e la seconda guerra mondiale. Tentare di inglobare i Taliban al potere potrebbe essere una mossa realisticamente interessante.
Potrebbe essere un deterrente contro le aspirazioni di ribaltamento politico dell’ex regime, anche se è comunque rischioso dare una mano a chi la dava (e dà) a sua volta ai terroristi.
Se l’offensiva di primavera non ha dato i suoi frutti probabilmente la guerriglia non è poi così organizzata come si temeva e allora prima dell’inverno urgerebbe un blitz tra le montagne, data la differenze di uomini in campo tra Nato e U.S.A. Si deve andare avanti allora, per portare pace a un popolo che tra 30 anni è massacrato e in guerra. Il pericolo è evidente però. Una guerra di logoramento anche qui però come in Iraq, rischia nel lungo periodo di rafforzare il terrorismo, galvanizzato da un Occidente debole e incapace di andare fino in fondo dove è chiamato a difendere la libertà.
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