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17 luglio 2007 Sangue su sangue Ci risiamo. Dopo le morti di due bambini e due ragazzini per colpa di ubriachi al volante, che seguono altri, innumerevoli episodi del genere e quello, già trattato, di Appignano del Tronto, il mondo politico si scuote. I soliti lamenti, i soliti, stucchevoli pianti coccodrilleschi, le solite dichiarazioni di facciata, mosse dall’indignazione e dalla comprensibile commozione per la fine ingiusta di persone innocenti. Chi si scaglia contro i giudici, chi contro le leggi poco severe, chi continua imperterrito a parlare a vanvera, come il ministro Amato che, probabilmente ignaro dello svolgimento di uno degli incidenti stradali di questi giorni, non trova di meglio da dire che, a suo parere, a chi giuda ubriaco andrebbe sequestrata l’auto. Forse che il colpevole è una BMW piuttosto che una Rover 75 e non chi le guida? Forse che al padre del minorenne di Fiumicino che gli ha sfilato la macchina da sotto al naso provocando la morte di due ragazzi, andrebbe tolto il diritto di andare al lavoro con il suo mezzo profumatamente pagato solo perchè il figlio è un idiota (s)patentato? Del resto, il ministro dell’interno, che da Tangentopoli sembra un po’ più suonato di prima, dichiarava pochissimi giorni fa che, del caso Pompa-Pollari & soci, si era occupato abbastanza distrattamente. Cosa ci dovremmo aspettare da un ministro abbastanza distratto? La solita Italia che si scalda e si commuove soltanto quando i buoi sono abbondantemente evasi dalla stalla. Non è bastato, evidentemente, ciò che successe nel Piceno, e tutto ciò che era già accaduto in passato. Si erano ripromessi e ci avevano promesso, lorsignori, il fantomatico giro di vite sulla questione, e l’unico giro di vite che noi ci possiamo immaginare consisterebbe in poche, ma evidentemente costose operazioni: controlli serrati per le strade, test alcolemici fuori dalle discoteche, punizioni severissime per chi sgarra. Ma tutto questo non è mai stato eseguito. Magari lorsignori preferiscono mantenere le loro auto blu, i loro sovrabbondanti cellulari, le loro inutili guardie del corpo, ma di spendere qualche migliaio di euro per pagare le forze dell’ordine e aumentare i controlli non ne vogliono proprio sapere. In galera, allora, ci dovrebbero finire anche loro per interruzione gravemente colposa di servizio pubblico. Perchè anche ad Appignano i cosiddetti rappresentanti politici sapevano tutto ciò che dovevano sapere circa quel rom, e cioè che era un soggetto pericoloso a cui bisognava prestare la massima attenzione. L’attenzione non gliel’hanno prestata e quel rom ha ucciso quattro ragazzini. In galera ci dovrebbero finire il rom, il presidente della giunta regionale, quello della giunta provinciale, e tutti coloro che non hanno colpevolmente dato seguito all’allarme lanciato dai cittadini. Comincia a prendere sempre più forma e, soprattutto, ad acquisire una certa giustificazione giuridica, il bisogno latente della popolazione di farsi giustizia da sè. Il tentativo di linciaggio a cui è stato sottoposto il conducente che ha ucciso una sedicenne a Pinerolo non può nè sorprendere, né scandalizzare, anzi. Quello a cui un stato inerte e ipocrita come il nostro ci sta conducendo è l’esasperazione e la conseguente legittimità della giustizia privata. La gente è stufa di soffrire senza che nessuno si adoperi per tutelarla; è stufa di un sistema in cui chi delinque la fa franca e chi rispetta le regole è considerato un coglione; si è stancata delle chiacchiere, vuole i fatti che non arrivano. Allora è più che giusto linciare i delinquenti. Ma non abbiamo speranza. Lorsignori sanno dire tante di quelle boiate che la metà basterebbe per far ridere un battaglione reduce da Stalingrado; se qualcuno osa gridare loro, in preda alla disperazione più totale, che sono criminali quanto quelli che uccidono, però, ecco che subito si impettiscono stizziti. “Come osa? Invece di ringraziarmi per quello che faccio per la comunità?!”. La verità è che lorsignori non fanno niente per la comunità, se non illuderla e, puntualmente, deluderla. Il ministro Bianchi, il diretto interessato fra gli Intoccabili di turno, ci è rimasto male, poverino, del sangue sparso in questi giorni. L’altro ministro “competente”, il giurista di fama mondiale Clemente Mastella, dice che “non possiamo rimanere inermi di fronte al bollettino di guerra che quotidianamente leggiamo e che riguarda persone innocenti”; il sempiterno Amato propone l’idiozia di cui sopra, appoggiato dal Ceppalonide. Questo trittico di miseri uomini farebbe meglio a starsene zitto e, magari, dimettersi dalla carica perchè il popolo si è stufato di stare ad ascoltarli. Poniamo, però, che abbia successo la proposta dell’Amato miracolato. Poniamo, cioè, che la più drastica misura che questo imbelle governo vari per scongiurare le morti sulla strada sia il sequestro dell’auto. Si aprirà l’indagine, verrà sentito il conducente ubriaco che si difenderà dicendo: “La mia macchina, un’Audi A4, ha troppi cavalli, non riesco ad andare piano quando la guido”. Allora il PM virerà le indagini sull’auto che verrà sequestrata in via cautelare e il GIP la rinvierà a giudizio. L’Audi A4 si troverà un mediocre avvocato che, sempre che non scioperi, si presenterà davanti al giudice e chiederà la non punibilità della sua assistita per incapacità meccanica di intendere e di volere. Il giudice dichiarerà l’Audi non imputabile, il PM presenterà appello, la Corte lo rigetterà, allora dopo cinque anni si arriverà in Cassazione, la quale pronuncerà sentenza di assoluzione piena perché “l’imputata non ha commesso il fatto”. E’ stato un altro, magari il conducente che però, grazie a un bell'indulto, se la caverà con dieci mesi di servizi sociali, ma potrà continuare a guidare anche ubriaco, se vorrà. Nel frattempo altri morti continueranno a farci piangere, e a ogni strage ci sarà un ministro della giustizia che dirà al popolo che “bisogna fare qualcosa”. Con la massima Clemenza, però.
Vincenzo Carusi
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