La satira in Italia.
[22/06/2007 10.33] La satira vive in Italia un buon periodo nonostante la censura, i nuovi media hanno ampliato le possibilità dei comici di raggiungere il grande pubblico anche senza dover scendere a patti con la televisione. Per analizzare la satira in Italia è necessario definirla e distinguerla da ciò che non lo è. Facciamo un esempio: Beppe Grillo fa satira mentre il Bagaglino no. Per satira infatti si intende un genere che si occupa dei temi rilevanti per la vita dell’uomo e li affronta sotto un’ottica diversa evidenziandone gli aspetti paradossali, demitizzandoli e cercando di seminare dubbi e proporre punti di vista alternativi. “Castigat ridendo mores” cioè corregge i costumi deridendoli, secondo la famosa definizione di Jean de Santeuil, ed è esattamente quello che fa Grillo nei suoi spettacoli mentre la comicità del bagaglino è più una farsa che mira allo sberleffo estemporaneo. Non sono ascrivibili al genere della satira neanche la maggior parte dei comici televisivi di “Zelig”, “Colorado cafè”, “Tintoria” etc. che cercano di far ridere attraverso l’esasperazione dei tic e delle fissazioni degli uomini comuni, imponendo dei “tormentoni” cioè delle battute destinate a rimaner impresse nella mente delle persone e a “caratterizzare” il personaggio. Quindi, oltre a Beppe Grillo, i più famosi autori di satira in Italia sono: Corrado e Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi e Maurizio Crozza. Ognuno di loro non si limita ad evidenziare i vizi dell’italiano medio ma cerca, a modo suo, di affrontare le grandi tematiche che attraversano la società italiana. Facciamo qualche esempio concreto. Il film “W Zapatero” di Sabina Guzzanti critica la censura in Italia, fa ridere e sorridere ma impone anche una riflessione attraverso dati e comparazioni con gli altri paesi europei. Luttazzi satireggia i politici italiani e le gerarchie vaticane in maniera irriverente e paradossale ma partendo da un lucido, più o meno condivisibile, ragionamento politico. Corrado Guzzanti anche quando fa le imitazioni non si limita mai alla caricatura ma sottolinea aspetti psicologici o umani del personaggio: celebre la sua imitazione di Rutelli che mentre cerca di comporre l’inno dell’Ulivo al pianoforte si ritrova a cantare “Forza Ulivo” sulle note dell’inno di “Forza Italia”. Crozza, quando non mette in scena le sue celebri maschere, prende di mira i politici, di destra e di sinistra, e li incalza su tematiche importanti per il Paese. Certamente molti altri fanno satira in Italia ma ho voluto solo citare i più famosi e conosciuti dal grande pubblico, infatti questa non è una rassegna di tutti i comici italiani, per la quale rimandiamo a http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Comici_italiani. Il fare o non fare satira non può essere un giudizio di merito sul lavoro dell’artista: si può far ridere anche facendo parodie e si può non far ridere facendo satira. Ma la caratteristica che contraddistingue la satira, quella ben fatta, è di indurre chi ascolta a pensare, a informarsi su quanto detto dal comico. In questo la satira svolge un ruolo attivo, di partecipazione alla vita democratica. La situazione della satira in Italia appare, nonostante i molti tentativi (spesso riusciti) di ridurne la portata e la diffusione, soddisfacente e a tratti eccellente. I cinque comici citati sono la punta di diamante di un vasto movimento che va dalle radio locali, alle tv private passando soprattutto attraverso i blog dove la fantasia, l’ironia e la mancanza di freni inibitori porta a “picchiare duro” contro il potere, sia esso economico, politico o soltanto mediatico. Certo, poter aver di nuovo Beppe Grillo, Corrado e Sabina Guzzanti e Danele Luttazzi sarebbe una vittoria di non poco conto e migliorerebbe ulteriormente la qualità della satira italiana. La satira non è morta, w la satira.
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