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19 giugno 2007 Non un Capello in testa a Sacchi Domenica 17 giugno: il Real Madrid vince il suo trentesimo titolo nazionale, ma soprattutto Fabio Capello conquista il suo personalissimo nono scudetto da allenatore, considerando anche i due che gli sono stati tolti, come ha detto lo stesso Capello, da “un signor Rossi (Guido, il Moralizzatore, n.d.r.)”. Lunedì 18 giugno: Arrigo Sacchi, ex allenatore, poi commissario tecnico, poi allenatore, poi opinionista, poi dirigente, poi di nuovo, usque ad mortem opinionista, dichiara che “Capello vince sempre quando il campionato è mediocre”. Forse è bene che il signor Arrigo Sacchi si rinfreschi una memoria terribilmente offuscata. Parliamo di mediocrità, come lo stesso Isaia del calcio moderno ci ha stimolato a fare, non prima di una doverosa premessa. Il suo Milan, quello stellare dei tre olandesi con vari fuoriclasse italiani annessi, che vinse tutto e il contrario di tutto, era veramente formidabile, forse una delle più forti squadre di sempre e meritò tutto quanto ciò che riuscì ad ottenere. Espletato il dovere di premessa, passiamo a rivangare il passato. Troviamo che le coppe dei Campioni vinte dal Milan di Sacchi furono, secondo i parametri del pensatore di Fusignano, molto mediocri. Le squadre inglesi erano state tolte di mezzo dalla squalifica ad nationem di cinque anni, logico epigono della triste notte di Bruxelles 1985. Nei quarti di finale, per giunta, il Milan si scontrò con la Stella Rossa che, dopo aver impattato a Milano per 1-1, stava vincendo il ritorno 1-0. Una provvidenziale versione serba – anzi ancora jugoslava - della nebbia padana, però, costrinse l’arbitro a sospendere la partita e rinviarla, con azzeramento del risultato. Da lì, nacque il ciclo del Milan e il cul de Sac. Per uno scherzo atmosferico, il profeta può vantare sette coppe internazionali altrimenti destinate ad altri. Si può fregiare, il profeta, di un unico scudetto, quello vinto nel 1988 in rimonta sul Napoli di Maradona. A proposito di quel trionfo, ricordiamo al profeta un articolo di Alessandro Gilioli de “L’Espresso” che a sua volta riporta alcune dichiarazioni di Carlo Petrini, ex giocatore che fece scalpore con la sua autobiografia, rivelando i retroscena meno nobili del calcio, secondo la sua esperienza. Scrivendo di quel campionato, Petrini rammenta che il Napoli fu in testa per 25 giornate, crollando misteriosamente a poche partite dalla fine. Solo molto tempo dopo - scrive Petrini - un pentito di camorra racconterà la storia di «una serie di immobili di Milano 3 regalati dalla Fininvest ai massimi dirigenti del Napoli in cambio della débâcle finale». Aggiungiamo anche le rivelazioni, come quelle di Petrini tutte da verificare, di alcuni giocatori di quel Napoli, secondo cui la camorra voleva che lo scudetto dell'88 finisse a Milano per una storia di scommesse: a un certo punto, puntare sul Napoli era diventato inutile, dato che le quotazioni stavano inesorabilmente calando man mano che lo scudetto si avvicinava. Non prendiamo nulla per buono, perché molti fanno i rivelatori di misteri di Fatima solo allo scopo di vendere qualche libercolo giallo-rosa-nero, ma neanche per assolutamente falso. Di fatto, il suo Milan vinse lo scudetto esattamente come il Real di Capello II ha vinto quello di domenica scorsa, in rimonta su uno squadrone. Chi è il mediocre, fra i due? Non è finita. Il Milan di Sacchi finì il suo piccolo grande ciclo (quattro anni e una ‘nticchia) sotto i riflettori, letteralmente parlando. Con un solo faro del Velodrome di Marsiglia spento, con visibilità quasi perfetta, il galantuomo Adriano Galliani cercò in tutti i modi di ritirare la squadra dal campo, sperando di evitare l’ormai prossima eliminazione dalla coppa dei Campioni con quella mossa che, nei suoi piani, avrebbe fruttato la vittoria a tavolino. Si beccò un anno di squalifica insieme al suo Milan che disertò le coppe europee nella stagione 1991-92. Esattamente come le inglesi disertarono quelle vinte dal Profeta che ovviamente, quella sera in Francia, non fece nulla per cercare di dissuadere il Galliani dal recitare la parte del bambino viziato che si vuol portare a casa il pallone perché i compagni lo sfottono. Una fine di ciclo un po’ mediocre, non è vero? Quel ciclo, in realtà, non finì. La squadra, che sembrava cotta e biscotta dal logorio fisico ingenerato dai metodi d’assalto del Profeta, sopravvisse ancora cinque anni – due di quel gruppo sono più che sopravvissuti fino ad oggi – grazie ai metodi molto mediocri di Fabio Capello da Pieris. Quello che, secondo il Profeta, vince solo nella mediocrità, conquistò tre scudetti di fila, giocò tre finali di coppa Campioni di fila, ne vinse una contro il Barcellona che tremare il mondo avrebbe dovuto fare, che invece fu sepolta sotto un poker di reti, che era guidata da Johann Cruyiff, un altro che non ci ha messo cinque minuti per sminuire l'esecuzione della nona sinfonia di Don Fabio. Dopodiché, non contento della sua mediocrità, Capello vinse un altro titolo nel 1996 battendo la Juve di Lippi che sarebbe diventata campione d’Europa a fine anno. Per inciso, dopo la finale del Mondiale 1994, l’Italia del profeta di Fusignano, nello stesso anno 1996, uscì al primo turno agli Europei d’Inghilterra. Capello, non ancora abbastanza mediocre, rivinse uno scudetto l’anno dopo con il Real Madrid, il quale, nel dicembre 2004, si affidò alle cure del Profeta Arrigo rimediando vittorie n. zero. Poco prima, Capello riuscì a vincere un altro mediocre scudetto con la Roma, che non ne conquistava uno da diciotto anni – come l’Inter, ma senza i petrolieri e i finanzieri dietro le spalle. Per concludere, ne vinse altri due con la Juve, proprio mentre Sacchi falliva a Madrid; il fatto che quei due titoli gli siano stati revocati non cambia di un centesimo la mediocrità di Don Fabio, perché…lo sappiamo tutti, anche se non lo possiamo dire. Vi invitiamo a rivedervi tutte (TUTTE) le partite dei campionati 2004-05 e 2005-06. E’stata talmente grande la mediocrità di Capello che lui, quest’anno, ha deciso di tornare al Real che, guarda un po’, ha vinto lo scudetto. E’ stato talmente grande, il sig. Fabio Capello, che non ci resta che invitare il Profeta neuroleso – si dimise da trainer del Parma per una forma di stress da panchina - a un ripasso di storia del pallone. Si accorgerà che, forse, il mediocre è proprio lui.
Vincenzo Carusi
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