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La mano di Satana e la pugnalata di Bruto
[11/06/2007 09.59]
Mentre gli altri sport regalavano emozioni a tappeto, dai motociclisti impavidi di Catalogna ai due foriclasse del tennis moderno che hanno infiammato le tribune del Roland Garros, il calcio, oltre alle emozioni - Genoa e Napoli tornano meritatamente in A, rispettivamente dopo dodici e sei anni - ha elargito l'ennesima dose di porcherie, alle quali probabilmente siamo talmente assuefatti da non farci più caso, anzi, da chiamarle emozioni.
Sabato sera, a Barcellona, è andato in scena quello che è stato ribattezzato da molti esperti calciofili con l'espressione: "La mano del Dios 2". Il Barcellona ospitava l'Espanyol per il decisivo derby catalano che, se per i finalisti di UEFA non significava nulla più della possibilità di fare un dispetto ai cugini, per i campioni di Spagna in carica valeva tutta una stagione, fin qui deludente. Sull'1-0 per l'Espanyol, Leo Messi emulava ancora una volta il suo idolo Diego Maradona, dopo la serpentina che stese il Getafe nella coppa di Spagna, cinquanta giorni fa. Va ad anticipare il portiere con la mano e realizza il pareggio. Poi raddoppia nella ripresa, ma tutto ciò non serve perchè, contemporaneamente (!), Tamudo pareggiava per l'Espanyol e Van Nistelrooy per il Real Madrid a Saragozza, regalando a Capello la possibilità di giocare l'ultima in casa con il match point in mano (ma non era morto, Don Fabio?).

E' vergognoso, ma non sorprendente, il fatto che i media stampati e catodici abbiano parlato di questo copia-incolla in termini entusiastici: "Messi emula Diego!", "Leo come Diego", "La mano de Dios 2". Lo stesso Messi ha dichiarato, testuali parole: "E' stato un gol come un altro, normale, quindi da festeggiare con allegria". Si è giunti, come nell'86, ad esaltare uno dei gesti più vigliacchi, insieme alla simulazione, che un giocatore possa commettere. Un fallo di mano che inganna tutti, dall'arbitro ai tifosi, dagli avversari ai poeti, diventa un colpo di genio, una malandrinata furba ma innocente, un tocco di magia, un revival di tempi andati. Invece non è nient'altro che una bastardata da punire con un gruzzolo monitorio di giornate di squalifica.
Una delle cause della rovina di Maradona, è stata l'idolatria che lo ha circondato e che gli ha permesso di fare tutto ciò che il suo cuore e il suo naso desiderassero, finendo a più riprese in un letto di ospedale. I complici? I napoletani che per lui mutarono il Te Deum di fine anno in Te Diegum, i giornalisti napoletani che ci mancava lo nominassero presidente dell'ordine, quelli a tiratura nazionale come Minà, che lo ha trasfigurato in un Che Guevara in miniatura e tutti noi che lo abbiamo venerato come fosse l'oracolo di Delfi.

Non bisogna dimenticarsi che lui ha significato, per il calcio, non solo numeri di alta classe, ma anche scorrettezza e vigliaccate. Dopo la Mano de Dios del 1986, Maradona procurò con lo stesso gesto un rigore al Napoli, nella finale UEFA dell'89 contro lo Stoccarda, riuscendo a convincere l'arbitro - ovviamente propenso a fargli da maggiordomo - che il fallo lo avesse commesso un tedesco; un rigore negato all'URSS ai Mondiali 1990 - per inciso, grazie a quel rigore in meno, l'URSS se ne andò a casa e l'Argentina fu ripescata. Quindi completò l'opera con la vomitevole campagna anti-italiana prima di Italia-Argentina, giocata a Napoli (sic!) e finita male per noi complice un arbitro francese con il cuore albiceleste: "Non vi hanno considerato mai italiani veri, si ricordano di voi oggi, ma non dimenticatevi come vi trattano nel resto dell'anno". Questo fu il chiaro invito di Dios ai napoletani a sostenere più lui che gli azzurri. Dunque, ciliegina, si permise di dare ai romani dei "hijos de puta" in mondovisione per aver osato fischiare l'inno argentino in finale, da lui persa per un rigore più che dubbio - chi di spada ferisce... Messi non sembra essere un Maradona bis, ma a giudicare dall'effige sul tacco della sua scarpa - 86 Mano de Dios - ha imboccato la strada giusta.

Ieri, si è giocata l'ultima di B in Italia. L'Arezzo, bisognoso di vincere per non retrocedere in C1, faceva il pieno a Treviso mentre la Juve teneva faticosamente a bada lo Spezia, indiziata a scendere in caso di mancata vittoria. Ma all'ultimo minuto, la difesa bianconera, ad onor del vero agghiacciante anche prima e per tutta la stagione, con un Boumsong sempre più impresentabile e da rispedire il più lontano possibile da Torino, si apre come un guscio d'uovo e concede a Padoin di segnare il gol-speranza (lo Spezia va comunque ai play out). La Juve, così, spedisce l'amico ed ex capitano Conte in C1, disonorando l'impegno complice alcune scelte, diciamo così, sospettabili dell'allenatore Corradini, o della dirigenza, chissà: a casa Buffon, Nedved (infortunato, ma fino a un certo punto), Zanetti (idem come sopra). Se ci mettiamo altri indisponibili giustificati (alcuni con l'Under 21, altri veramente infortunati), ecco che una squadra arcimediocre come lo Spezia viola il Comunale, cosa che in B non era mai successa e che non succedeva in generale da Juve-Inter del 20 aprile 2005.

Sospetti, dicevamo. L'Arezzo è (era) squadra che si dice amica di Moggi, tanto da finire penalizzata di sei punti nonostante nessun suo tesserato abbia mai parlato con arbitri o guardalinee o dirigenti federali; lo Spezia è (era?) squadra in orbita Inter. Per la precisione, lo Spezia era di Moratti (l'Inter fu anche condannata alla multa di 5.000 euro per mancata comunicazione dell'acquisizione) ma con la rettifica delle Noif (Norme Organizzative Interne Federali), il gentleman si è affrettato a cedere parte delle quote (recentemente si è parlato di completo disimpegno). Tuttavia tali quote sono state acquisite da una società che fa capo ad un'altra società, la quale a sua volta fa capo ad una fiduciaria. Le fiduciarie si fanno apposta per mascherare il nome dei veri proprietari (le fiduciarie sono società che assumono l'amministrazione di altrui patrimoni, svolgono operazioni per conto terzi o offrono consulenze).

L'ad bianconero Blanc ha risposto all'amareggiatissimo Conte, invitandolo a rivedere la partita prima di parlare di sporcizia. In effetti, l'andamento e le occasioni avute dalla Juve fanno pensare che sia stato tutto regolare. Il problema, però, è che se si affronta una gara con giocatori - di per sè scarsi come Birindelli - fuori ruolo, con ventenni inesperti e con alcuni big fuori, la più brutta delle squadre che giochi col coltello fra i denti può vincere. L'Arezzo fu squartato dalla Juve per 5-1, nonostante meritasse nel primo tempo di andare in vantaggio. Più che legittimamente, Conte si aspettava che ieri i suoi ex compagni mettessero un terzo dell'ardore di quel giorno. Ha pensato a chiarire tutto il rampollo di famiglia, l'ing. John Elkann: "E' una giornata di festa per tutti, per la Juve che torna in A e anche per lo Spezia che si è salvato". Poteva preparare ai liguri anche un bel vassoio di meringhe al gianduia, giacchè c'era.

postato da Vincenzo Carusi
Commenti (1)
12/06/2007 da ciko
..la mano amica..
in effetti fare gol con la mano e assolutamente antisportivo e sleale e poi che la stampa esalti questo gesto..beh..sinceramente mi preoccupa ma non mi stupisce..per quanto riguarda la partita della juve contro lo spezia,non credo che la juve abbia favorito i liguri,come non credo che un giocatore come del piero abbia remato contro il suo vecchio capitano..è stata una sconfitta casuale..lo spezia era sicuramente piu motivato..e nonostante ciò la juve ha sfiorato in un paio di occasioni il terzo gol..sinceramente trovo piu squallide partite come roma-torino e torino-livorno,vabbè..cmq..,mi dispiace per l’arezzo e spero fortemente che venga riammesso ai play out...meh..vinz io le mani le uso per fare altro,di certo nn per fare gol..ihihiihih..capisce a me!!!!

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