|
2 giugno 2007 Grindhouse - A Prova Di Morte Nell’america anni 60’ e 70’, oltre ai mitici cinema "drive in", c’era anche un culto di cinema diverso dalla classica sala tradizionale, le Grindhouse. Queste particolari sale erano caratterizzate da film strettamente di genere, con abbondante uso di violenza, sangue e sesso. In quelle sale abitava la “fauna” più disparata: camionisti,prostitute,papponi,spacciatori, erano alcune “specie” che si potevano incontrare. La caratteristica più interessante delle Grindhouse, rimane la possibilità di gustarsi due(e a volte tre) film al prezzo di uno, ovviamente per i veri appassionati era come avere il paradiso in terra. Uno di questi appassionati era Quentin Tarantino.
Come noto il regista americano, ama tradurre in film, le sue passioni giovanili, e reinventarle dandogli il suo inconfondibile tocco da maestro, così dopo Kill Bill, affronta l’argomento Exploitation con l’operazione Grindhouse. Il film è giusto ricordarlo è parte di un progetto più ampio. l progetto originale, prevede un film di quasi tre ore diviso da due episodi:Planet Terror di Robert Rodriguez, e ovviamente, Death Proof di Quentin Tarantino. L’operazione nostalgia con l’idea del due film al prezzo di uno è da considerarsi riuscita. Sbagliato. Tarantino non aveva fatto i conti con buona parte di pubblico, affascinato dai mille effetti visivi, ormai costante di gran parte delle produzioni cinematografiche, senza contare che l’alto contenuto di violenza e sesso, nelle due pellicole, vietano il film ai minori di 18 anni. E il flop è fatto. Il film costato ben 70 milioni, ne ha incassato la miseria di 20 negli Stati Uniti,da qui l’idea dei produttori, di smembrare il film dividendo i suoi capitoli in due film, allungandone la durata, perdendo però l’effetto da noi peraltro sconosciuto, delle Grindhouse.
La storia del film che si potrebbe definire(parola di Tarantino), uno slasher movie, è incentrata su un particolare personaggio Stuntman Mike (Kurt Russell) che ama uccidere bellissime ragazze, usando come arma la sua mitica macchina a prova di morte, una Dodger Challenger del 70. Le ragazze prima diventano vittime, poi quando prova a stuzzicare le ragazze sbagliate, i ruoli si invertono, diventando lui stesso una vittima sotto il tiro delle ragazze. La cosa che principalmente si differenzia da tutti gli altri film di Tarantino, è la linearità della storia. Tarantino è celebre per il suo classico schema ad intreccio narrativo che spiazza e devasta la visione allo spettatore, in questo film la storia scorre lineare,senza colpi di scena, su tutto l’impianto narrativo. I dialoghi sono però il grande marchio di fabbrica del regista, e anche in questo caso non deludono, elevando al massimo la “tarantinità” dei contenuti, come sempre zeppi di parolacce e riferimenti filmici. Il film nonostante sia meno riuscito dei precedenti progetti,risulta però essere divertente anche più degli stessi, giocando sul fatto del non prendere troppo sul serio. Tutta la cinematografia di Tarantino si basa su questa essenziale regola, mai prendersi troppo sul serio. Anche questo film non fa eccezione, quindi a chi interessa soprattutto la profondità della storia, e dei suoi protagonisti è consigliato astenersi da questo film. Chi invece vuole passare due ore di tranquillità vedendo belle ragazze e inseguimenti d’auto mozzafiato. E' il benvenuto nella Grindhouse.
Michele Mori
|