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25 maggio 2007 Faccia a Faccia Se ci troviamo dinanzi ad un opera di Filosofia, o semplicemente di fronte ad un articolo, un passo antologico, un aforisma di un filosofo, come dobbiamo comportarci? Esiste un metodo appropriato per leggere opere filosofiche, o semplicemente vanno affrontate esattamente come si affrontano tante altre materie di studio? La domanda non è assolutamente scontata, e d’altronde è in essa che si cela l’importante problema dell’insegnamento attuale della Filosofia nei Licei e nelle Università.
Anzitutto occorre sottolineare che la storia del pensiero occidentale (che è quella maggiormente studiata al giorno d’oggi in ambito scolastico), non può e non deve assolutamente essere affrontata in modo analitico e “scientifico”, per il fatto che il manuale su cui si studia non è qualcosa che reca in sé delle verità ultime e empiricamente dimostrabili, bensì esso interpreta il percorso del pensiero dei vari filosofi sempre seguendo una precisa linea , in base alle prospettive relative e parziali degli autori, che compiono determinate scelte antologiche e si concentrano su determinati contenuti, tralasciando altri giudicati meno importanti. E’ per questo motivo che se si confrontano più manuali di Storia della Filosofia riguardo un unico autore si potrebbero trovare delle discrepanze talvolta davvero imbarazzanti, così da generare una certa confusione, la quale impedisce di capire quale interpretazione sia la più corretta.
Il punto è che di fronte ad un testo filosofico non ci si può porre come di fronte ad un testo di Fisica, Medicina, Chimica, Matematica, e così via. La Filosofia non offre formule, dimostrazioni, teoremi, o descrizioni che possano trovare perfetto riscontro nell’osservazione empirica e nel calcolo matematico. Un libro di Filosofia non ha verità assolute. Bisogna comprendere questo prima di affrontare qualsiasi lettura o qualsiasi studio a stampo filosofico.
Per prima cosa lo studio di un filosofo dovrebbe essere svolto direttamente sul testo originale, lontano da qualsiasi interpretazione preventiva a carattere dogmatico e restrittivo, e sarebbe cosa alquanto opportuna leggere l’opera di un filosofo nella sua lingua originale, la sola in grado di offrire in modo genuino un pensiero che verrebbe contaminato persino dalla traduzione.
Leggere un libro di Filosofia è come incontrare una persona, conoscerla, capirla, valorizzarla, ed è per questo che l’incontro deve essere lasciato nella sua apertura originaria, fluida, senza schematismi. Il filosofo ci parla, e il nostro atteggiamento deve essere quello dell’ascolto, un ascolto che possa farci arrivare nel modo più autentico possibile il messaggio che egli vuole offrirci.
Naturalmente nel momento in cui mi pongo di fronte ad un’opera filosofica questo mio pormi è già pieno della mia personalità, delle mie idee, dei miei giudizi, ma tutto ciò non ostacola la mia comprensione, a patto però che il mio bagaglio di pensieri e opinioni non vada a storpiare alla radice il messaggio del filosofo di fronte al quale mi trovo, ma subentri in un secondo momento, ovvero quando si è compreso il punto di vista di chi sta parlando, con le sue ragioni e il suo contesto vitale. Solo a questo punto posso procedere nel giudizio o nelle mie considerazioni, nel pieno rispetto e nella piena consapevolezza; in ciò risiede la mia onestà intellettuale, di uomo ma anche di filosofo, dal momento che sono anch’io filosofo già solo per il fatto che cerco un confronto con il pensiero filosofico altrui.
Ecco allora che leggere un’opera filosofica significa incontrare qualcuno e il suo pensiero in un clima di piena apertura, attraverso un “faccia a faccia” che non lascia spazio alla diffidenza e al pregiudizio, ma che si instaura in una prospettiva di totale libertà e tolleranza.
Questo atteggiamento naturalmente, deve tener conto del fatto che la lettura di un filosofo nel suo testo e lingua originari richiederebbe non solo molto tempo, ma anche una grande capacità e conoscenza delle lingue. E’ ovvio quindi che lo studio della Filosofia deve procedere gradualmente, attraverso l’utilizzo dei manuali, che non vanno ostracizzati ma nemmeno assolutizzati. Essi devono solo fungere da punto di partenza in vista di una ricerca più ampia, che possa cogliere la purezza del messaggio filosofico in tutta la sua “nudità” e franchezza.
Francesco De Stefano
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