Silenzio Stampa
[25/05/2007 10.19] A cosa serve la stampa italiana? Se non l’avete capito, non serve a niente. Anzi, a pensarci bene un’utilità ce l’ha: quando conosce il nome della persona di fronte alla quale dovrà inchinarsi con baciamani annesso, fa di tutto per proteggerla. Occulta notizie, ne diffonde di false, evita di toccare un tasto che potrebbe in qualche modo nuocere al suo dante causa. Altrimenti, come spieghereste voi il fatto che la condanna in appello di Marcello Dell’Utri per tentata estorsione aggravata ai danni di un – coraggioso, viene da dire – imprenditore siciliano non è stata nemmeno citata nella sezione “cronaca”, ma che dico, nemmeno in un trafiletto di quotidiano, a parte Corriere della Sera e Unità? Una spiegazione semplice e non per questo banale c'è: la stampa italiana è corrotta, serva, schiava del proprio culo e della poltrona. Preferisce starsene comoda a non far nulla, piuttosto che sforzarsi di discernere quali notizie possano servire ai cittadini lettori e quali siano immondizia da gettare agli sciacalli di Buona Domenica e soci. E' di grande importanza sapere che un rappresentante del popolo, perché tale è – purtroppo - Dell’Utri, è stato condannato per l’ennesima volta al carcere per un reato gravissimo, consumato anche grazie alla pronuncia di una frase agghiacciante, per tono e vocaboli. Al niet dell’imprenditore che si rifiutava di elargire fondi in nero, il parlamentare Dell’Utri rispondeva con un docile invito a ravvedersi, perché “abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare idea”. Frase di lontano profumo mafioso, e non è un caso. Dell’Utri è stato anche condannato – in primo grado – per concorso esterno in associazione mafiosa, oltre che per false fatture e frode fiscale (definitiva). Una persona così non può sedere in parlamento (con la p minuscola), deve stare in carcere. Se però la stampa non ci racconta le porcherie che i nostri rappresentanti combinano, quando accendiamo la TV e becchiamo un Dell’Utri qualsiasi che dichiara che contro di lui è in atto da anni una vergognosa campagna diffamatoria tesa a screditarlo, noi gli crediamo perché di quella vicenda abbiamo sentito solo le sue ipocrite lagnanze, ma non sappiamo i motivi per cui è stato condannato. In compenso, la nostra stampa si è ben guardata dal ricordarci che, giusto l'altroieri, ricorrevano quindici anni dal pluriomicidio di Capaci, quando la mafia uccise il giudice Falcone, magistrato anti-mafia, sua moglie e tre agenti della scorta, colpevoli di lavorare per proteggere un altro lavoratore che stava svolgendo il suo mestiere con dedizione, senso dello stato, dell’etica: con ONORE, insomma. Giusto qualche riga: “Quindici anni da Capaci” e simili. Le generazioni di oggi - generalizzando si sbaglia, ma neanche troppo - non sanno chi è Falcone, non sanno perché di lui si può dire che è un eroe, mentre non lo si può dire di Cannavaro. Non lo sanno perché la stampa tace, o è faziosa, o recita – l’Unità – i mea culpa dopo che l’eroe è morto. All’Unità non stava bene che Falcone non fosse comunista; i giudici devono essere rossi, già se sono arancioni cominciano a stare sui coglioni. Poi scopri che in realtà un giudice lo si può giudicare solo sul come faccia il suo lavoro e non in base al credo politico, e dopo che viene fatto saltare in aria gli si chiede scusa. La verità è che Falcone fu abbandonato dalla nostra corrotta classe politica che, a sua volta e per sua fortuna solo figuratamente, stava saltando in aria insieme a lui. Alle insulse critiche dell'Unità sull'incarico che Martelli, allora Ministro di Grazia e Giustizia, gli aveva offerto e che lui era in procinto di accettare, rispose: "A Palermo (dove per colpa di qualche zelante "collega" non lo nominarono a capo della Superprocura anti-mafia, n.d.r.) mi tolgono i fascicoli da sotto al culo, perchè non dovrei andare a Roma?". Secondo L'Unità, era pericoloso un procuratore anti-mafia che collaborasse con gli sporchi socialisti, mentre l'ineccepibile magistrato Luciano Violante, altro rappresentante - rosso - del popolo italiano, viaggiando insieme al mafioso Giovanni Brusca non avrebbe potuto creare alcun problema. Falcone fu abbandonato perché la mafia, sapete com’è, è sempre meglio avercela amica che nemica. Dell’Utri fa certamente molto più comodo di un Beppe Grillo o di un Marco Travaglio, perché mentre i secondi ti raccontano come lo Stato, le banche, i petrolieri si intascano i tuoi risparmi, il primo i risparmi degli altri te li consegna esentasse. La stampa, i politici condannati per corruzione, per finanziamenti illeciti, per concorso in associazione mafiosa, per estorsione, per calunnia aggravata non li abbandona, anzi: li trasforma in eroi. Falcone era scomodo perché, come dichiarò Brusca, aveva capito la logica della mafia e, caso raro, era riuscito a scovare il punto debole di essa. Brusca, grazie allo Stato italiano può godere di permessi-premio nonostante, in un qualsiasi altro stato di diritto, marcirebbe in carcere senza intrattenere più relazioni umane nemmeno con il secondino. Lo Stato italiano, grazie alla stampa asservita, può ignorare che Marcello Dell’Utri è un uomo spregevole, delinquente, criminale; lo Stato italiano – con la S maiuscola sol perché alla sua creazione ha contribuito gente innocente e dedita incondizionatamente alla bandiera – può, grazie al suo spirito democratico, votare una legge elettorale che non consente al cittadino di scegliere lui il suo candidato. Dell’Utri, come la Carfagna, come la Gardini, come Berlusconi, come Fini, come Rutelli, come Luxuria e Caruso, non è stato eletto da nessuno. La democrazia, come vedete, è un bene da salvaguardare perché è capace di tali miracoli. Il sale della democrazia sarebbe quello di esercitare il famoso "Quarto potere" di Orson Wells, cioè la stampa che fa inchieste, che scova le porcherie e di esse rende edotto il popolo, perché democrazia significa "potere esercitato dal popolo". E’ democratico un Stato che i criminali li innalza a rappresentanti e gli eroi li fa ammuffire in cantina come un qualunque paio di ciabatte? No. Anche se ci dicono che primarie, Family Day, Partito Democratico, referendum sono alte espressioni di democrazia, l'Italia non è un paese democratico. A causa della nostra stampa silente e vigliacca.
postato da Vincenzo Carusi
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