L'Età dell'Oro
[23/05/2007 12.56] Dopo avere vinto la grande battaglia Azio, l’Imperatore Ottaviano tornò a Roma per reggere le sorti di un Impero sprofondato in un periodo di estrema decadenza, che rispecchiava in maniera impressionante quello dell’Italia di oggi: prostituzione, criminalità, venalità, corruzione di ogni settore della Cosa Pubblica, clientelarismo selvaggio, delinquenza giovanile, codardia, estorsione, usura, calunnia e furto erano all’ordine del giorno. Le folle si ribellavano senza alcun ritegno contro le forze dell’ordine, esattamente come vediamo fare oggi per le strade di alcune nostre città, ed esattamente come oggi i figli erano del tutto ribelli all’autorità dei genitori e degli educatori (questo le rare volte in cui un genitore o un educatore potessero rappresentare un esempio morale). Una nuova classe di barbari astuti, intraprendenti e corrotti stava rapidamente infiltrandosi in ogni capillare di un Impero ormai fiaccato nel suo essere. I pochi che ricordavano la disciplina Romana, i conservatori, stavano morendo di vecchiaia uno a uno, nell’indifferenza generale. Tutto questo Ottaviano trovò. E che cosa fece Cesare Augusto per porre un freno a questa decadenza ed invertire la rotta? Fece quello che va fatto quando ci si trova in un contesto di diffusa illegalità: impose la Legge. Rese illegale per un romano comportarsi come un porco. I romani che non accettarono l’Impero della Legge furono appesi alle forche, scaraventati nei pozzi, dati in pasto alle belve al Circo Massimo, rinchiusi nelle carceri e sottoposti ad ogni genere di tortura. Funzionò? Eccome se funzionò. Il periodo della reggenza di Ottaviano viene ricordato dalla Storia con il nome di “Età dell’Oro di Roma”. Si sta forse approvando e suggerendo l’uso di questo tipo di pratiche per imporre il rispetto della legalità? Sì. Nella maniera più assoluta sì. La politica della Tolleranza Zero può non piacere e certamente presta il fianco a tutta una serie di accuse che chiunque sia dotato di un minimo di capacità dialettica può lanciare gratuitamente in qualsiasi momento. I mondi colorati di utopia che attualmente ci vengono propinati come modello cui guardare sono certamente più seducenti, ma problematicamente sono basati sul concetto filosofico della “razionalità collettiva”: se molte persone compiono un’azione questa apporta beneficio a tutti, ma se solo un numero ristretto di persone lo fanno allora questa azione porterà sacrifico a costoro e nessun vantaggio alla collettività. Ed è proprio qui che siamo arrivati: la legalità è talmente poco diffusa che è diventata un costo da sopportare per coloro che intendono praticarla. Tutto ciò è intollerabile. In un contesto pluralista e liberale come quello europeo gli spettri totalitari che posso essere evocati per esorcizzare la Tolleranza Zero lasciano il tempo che trovano, sono più che altro semplici risultati psicologici dell’”errore di disponibilità”, per il quale tendiamo a ricondurre ogni evento politico, personale o economico ad un fatto solo apparentemente analogo che abbiamo a disposizione nella nostra memoria: ogni guerra un nuovo Vietnam, ogni flessione del mercato azionario una nuova bolla che scoppia, ogni stretta sulla sicurezza Prove di Regime. Rimane da chiedersi quale interlocutore politico possa mai trovare un discorso del genere in un agone imbarbarito come il nostro, cristallizzato in un costante punto morto tra una sinistra schizofrenica che è talmente presa da sé stessa da dimenticarsi del resto del mondo e una destra priva di visione e progetto, imbalsamata in logiche confessionali pre repubblicane.
postato da Marco Luzzi
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