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8 maggio 2007 Immigratio non petita Ieri mattina un lettore de “La Repubblica”, impegnato in passato nell’amministrazione locale romana, uomo di sinistra, che insegna alle sue figlie tolleranza e nonviolenza, ha scritto col cuore in mano a Corrado Augias, rendendolo edotto circa il suo crescente razzismo dovuto all’arrogante maleducazione e violenza degli immigrati che “risiedono” a Roma. Persone a cui è del tutto indifferente (come si legge nella lettera) imbattersi in un anziano che non può sedersi nell’autobus cittadino, che arrivano addirittura ad apostrofare con male parole chi chiede loro una gentilezza o semplicemente un briciolo di rispetto. Il lettore avvertiva, inoltre, l’esigenza di suscitare un dibattito su questo argomento perché ciò che la dissennata gestione delle nuove immigrazioni – dagli anni ’90 in poi - ha provocato è stato un risveglio precoce della xenofobia, dell’odio verso il diverso, verso lo straniero (extracomunitario in primis, anche se oggi un rumeno, per esempio, è un comunitario). E chi ti va a rispondere al lettore suddetto quest’oggi? Il signor sindaco della Capitale, Mr. Walter Veltroni. Cioè, colui che NON ha risolto, né provato a risolvere il problema a Roma e dintorni. Come suo solito, l’ex compagno neo cineasta Walter rumina parole come i poeti andati suonavano la lira. Sentite qui: “…una persona di sinistra...che al tempo stesso non ne può più dei reati compiuti dagli immigrati (e ovviamente non solo da loro) e chiede sicurezza, pretende legalità, vuole che chi sbaglia paghi. Qualcuno vede in questo una contraddizione? Un uscir fuori dai binari del "politicamente corretto"? Se fosse così questo qualcuno sarebbe a mio avviso fuori strada, o meglio: sarebbe fermo a schemi che il nostro tempo, e la vita vera delle persone, si sono incaricati di superare...La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E' un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere...Cosa fare, dunque...c'è secondo me un duplice atteggiamento da tenere, e per darne l'idea vorrei portare un esempio concreto. Qualche mese fa ho incontrato i ragazzi di un liceo di Roma, che mi hanno raccontato di atti di teppismo, di furti di motorini, di un clima sempre più pesante. Tutto ad opera di alcuni rom del vicino campo di via Lombroso. In quei ragazzi non ho trovato alcuna forma di razzismo, nelle loro parole non c'era nulla di pregiudiziale…Ecco il duplice atteggiamento: condizioni di vita migliori, scolarizzazione e inserimento lavorativo, in una parola solidarietà, per chi rispetta la legge e le regole di convivenza civile. Fermezza e assoluta severità per chi di queste leggi non si cura e queste regole le infrange…Per chi minaccia il diritto alla sicurezza e alla legalità dei cittadini, per chi ruba alla società quel bene prezioso che è la serenità, c'è solo una risposta, ed è la severità e la fermezza con cui pretendere che rispetti la legge e che paghi il giusto prezzo quando questo non accade, quale che sia la sua nazionalità. Allora saremo anche più forti nel momento in cui vogliamo far vivere concretamente parole come solidarietà, accoglienza e integrazione. Allora potremo sperare che quelle braci non si trasformino in un incendio, perché saremo riusciti a spegnerle”. Ciò che ha scritto Veltroni è praticamente impossibile da confutare, ciò che ha fatto sì, perché non ha fatto niente. E non è da due giorni che siede in Campidoglio, ma da sei anni. Roma, sotto questo aspetto, non è cambiata. Gli immigrati vivono spesso in baraccopoli che fanno da enclave a magnifiche piazze che puzzano come cessi di stazione, e molti di loro si danno alla delinquenza; i romani, dal canto loro, soffrono il degrado della loro città che non può cancellarsi con mostre del cinema, vari di navi e bottiglie di champagne. I problemi di Roma non si risolvono da Fabio Fazio, ma in Campidioglio, prima di tutto. Così come, va detto, la patata bollente dell’immigrazione non si può risolvere a livello nazionale deponendola nelle mani viscose e artritiche di Bossi-Fini. La sedicente sinistra italiana, purtroppo per Walter, è un cane che si morde la coda. Predica splendide cose come tolleranza, nonviolenza, pace, accoglienza; poi è chiamata a governare (l’Italia o un qualsiasi comune) e si accorge che la rappresentanza cittadina necessita di fermezza, richiede scelte impopolari. Si rende conto che non può far tutto ciò che predica, anzi a volte DEVE fare il contrario. E lì, a quel punto, chi interviene? L’opposizione, cioè la sinistra ideologica “di lotta e di governo”, quella del “tanto peggio tanto meglio”, che riesce a compiere miracoli impensabili anche pochi anni fa. Cofferati, da cinese, diviene un fascista della prima ora perché non tollera clandestini pericolosi; Bertinotti, da parolaio rosso, è trasformato in un sanguinario squadrista, e talvolta senza un preciso perché; Giampaolo Pansa, da decano del giornalismo di sinistra, passa ai Repubblichini di Salò (in puro stile Bombacci) perché fa ricerche storiche scomode. Il compagno Walter si rende conto che il problema principe sono loro stessi? Si rende conto che il maggior freno alla sinistra sul problema immigrati lo mette la sinistra stessa? E’ capace di capire che la legalità non basta predicarla, ma che bisogna applicarla? Visto e considerato che noi dobbiamo accogliere gli immigrati anche perché così fecero gli altri con noi a suo tempo, e che gli immigrati devono automaticamente sottostare alle nostre leggi, si rende conto, Veltroni, che un rom ubriaco, proveniente da un campo nomadi più volte messo sotto accusa da un intero paese, non può che essere sbattuto dentro a vita dopo che ha ucciso quattro ragazzini beati? Lo sa Veltroni che suoi amici di sinistra, in Regione Marche e Provincia di Ascoli Piceno hanno dichiarato che il problema rom stava per essere risolto prima della tragedia di Appignano del Tronto? Come sarebbe “stava per essere risolto”, se i cittadini di un paese con poche migliaia di anime avevano costantemente lamentato quella presenza illegale? Cofferati, da buon fascista, ci ha messo tre giorni per decretare lo sgombero forzato ed immediato dal Lungoreno di Bologna (quattrocentomila abitanti circa) delle baracche lì presenti. Ci sarà un motivo se un sindaco di sinistra ha optato per una soluzione tanto drastica o no? Oppure dobbiamo per forza ridurre qualsiasi operazione di forza pubblica ad un epigono del Ventennio? E’ vero, come dice Walter, che la legalità-sicurezza non deve essere un valore esclusivamente di destra, ma allora perché continua ad essere un problema soprattutto di sinistra? Non sarà che, escluso Cofferati ed altri minori, proprio i parolai rossi hanno giocato con l’immigrazione come attualmente altri giocano con la famiglia? Tradotto: non sarà che questi problemi, per i nostri politici, rappresentano solo un mediocre strumento di campagna elettorale (vedi il catto-fascio-comunista Fini Gianfranco e la sua proposta di voto ad immigrati)? L’odio non si fomenta da solo; il fascismo non è nato per sbaglio, il nazismo neanche. Se dovessero risorgere, non saremo in presenza di un altro errore della storia; la storia non commette errori. Ci troveremo di fronte a un imperdonabile errore umano, provocato, attizzato e scatenato dai demagoghi, dai parolai, dai cialtroni. Per che cosa, poi? Perché applicare la legge è da fascisti? Suvvia, siamo seri, anche se è chiedere troppo.
Vincenzo Carusi
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