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Mons. Bagnasco e Rivera4 maggio 2007
Libertà di pensiero, parola, opera e opinione
Le parole di Andrea Rivera, durante il concerto del Primo maggio in Piazza San Giovanni, hanno scatenato una feroce reazione da parte del nostro amico, l’Osservatore Romano. Il giornale vaticanista ha definito forma di terrorismo l’offensiva del suonatore di citofoni che, riferendosi a Papa Benedetto XVI, ha criticato la sua ostinata difesa del valore assoluto della vita, così ostinata da concedere solenni funerali religiosi a criminali come il dittatore cileno Augusto Pinochet, negandoli invece a chi, come Piergiorgio Welby, ha deciso di morire quando il suo stato di sopportazione della malattia era arrivato ad un punto di non ritorno.
Stavolta l’Osservatore, giungendo ad una conclusione assai forzata e pericolosa, è comunque partito da una premessa condivisibile: il fatto, cioè, che l’occasione in cui Rivera ha pronunciato quelle parole ed il pubblico a cui egli parlava pretendevano un minimo di attenzione, imponevano quanto meno di contare fino a tre prima di parlare. Non foss’altro perché è di questi giorni la ripetuta e imbecille serie di minacce firmate “stella rossa” nei confronti del neo segretario della CEI Bagnasco. E’ vero anche che quel pubblico, il solito affezionato frequentatore del concertone sfamapopolo, è una massa facilmente riscaldabile a suon di bordate anticlericali, perché, pur essendo composto (immaginiamo) in buona parte da pelandroni sfaticati, il fatto stesso che la celebrazione riguardi i lavoratori fa sobbalzare quanti il lavoro non sanno nemmeno che cosa sia. In nome del bolscevismo, in molti, in Italia, sono capaci di alzarsi da una sedia, prenotare un biglietto destinazione Roma e partire per ribadire il loro sostegno alla lotta proletaria. Ovviamente, con la carta di credito di papà ben conservata in tasca.
A fronte di questa poco discutibile obiezione sollevata dal caro Osservatore, esiste una buona dose di sconcerto nel constatare che al giorno d’oggi chiunque voglia e possa esprimere un’opinione, più o meno condivisibile e comunque fondata e legittima, debba pensare fino a tre prima di parlare per non essere tacciato di terrorismo.
Non è un paese maturo, quello in cui occorre rendere conto ad una folla per poter manifestare il proprio pensiero. Non è un paese normale, quello la cui Costituzione afferma come inviolabile un tale diritto e che però costringe i suoi cittadini a pesare tutto ciò che dicono e che fanno, anche se esercitano il loro diritto nei limiti dell’altrui dignità. Non è concepibile che un giornalista di un paese democratico, che dati alla mano proponga una diversa lettura di un segmento della storia nazionale, sia costretto a chiamare l’esercito per poter illustrare i risultati della sua ricerca, nonostante essa sia accurata, dettagliata e veritiera, perché alcuni idioti che non sanno neanche cosa sia la Resistenza, in nome della libertà di pensiero si armino per negare la stessa libertà a quel giornalista.
Bisogna decidersi: o ci consideriamo liberi di pensare, dire e scrivere quello che vogliamo – nei limiti imposti dall’altrui libertà – oppure cambiamo canale. Se decidiamo che debba prevalere la prima opzione, non possiamo definire terrorista chi esercita un diritto. Possiamo dire che Rivera è stato indelicato, un po’ precipitoso, al limite opportunista in quanto ha sfruttato l’impossibilità dell’interlocutore di intervenire per ribattere (anche se tenere un normale contraddittorio col Papa vuol dire dover diventare almeno cardinale). Non si può difinire terrorismo l’espressione di un pensiero.
Il Papa, benchè ne vesta i panni, non è Dio. Lo si può criticare, e Rivera lo ha fatto usando parole comunque rispettose. Non lo ha apostrofato in nessun modo, non lo ha bestemmiato, non gli ha augurato l’inferno. Ha solo detto di essere in disaccordo con lui a causa di certe prese di posizione indubbiamente contraddittorie. Sarà stato inopportuno, ma ha esercitato un diritto.
Il problema, caro Osservatore, è che anche Bagnasco fu enormemente inopportuno nell’accostare l’omosessualità alla pedofilia. Molto più inopportuno di Rivera. Quest’ultimo, come detto, si è fatto scudo con la folla per negare l’esistenza di una verità assoluta su temi delicati che investono la sofferenza umana, un proprio sentire, una propria volontà inattaccabile da chiunque. Bagnasco ha esordito in Serie A ponendo l’ennesimo mattone di un muro divisorio fra Bene e Male, fra Buoni e Cattivi, fra Giusto e Sbagliato. Se la nostra Costituzione è, sulla carta e purtroppo solo su quella, una delle migliori se non la migliore al mondo, lo deve proprio al fatto che il principio trainante di essa, non espresso ma facilmente evincibile, è che non esistono Buoni e Cattivi in Italia. Esistono molti cittadini che godono di una serie di diritti e doveri. Se li esercitano correttamente bene, altrimenti ne pagheranno le conseguenze perché, evidentemente, hanno leso i diritti di qualcun altro.
Solo questo enorme principio deve reggere il nostro paese, nessuna morale personale può divenire universale. L’Osservatore è libero financo di definire terrorista Andrea Rivera, figuriamoci se Rivera non è libero di criticare il Papa.
Se preferiamo la seconda opzione, invece, buona dittatura a tutti e W il Duce.
Vincenzo Carusi
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