Calcio: quale diagnosi ma soprattutto quale cura?
[27/04/2007 15.02] Assegnato il campionato all’Inter con ben 5 giornate d’anticipo “tutto il resto è noia” come cantava Franco Califano. Ciò che catalizza maggiormente l’attenzione degli appassionati è la lotta per cucirsi lo scudetto al petto che quest’anno non è mai stata intensa e ha visto un’Inter in fuga troppo presto perché i tifosi di altre squadre potessero sperare di avere qualche possibilità. Quando mancano 51 partite alla fine ci troviamo con il secondo posto già fortemente opzionato dalla Roma (9 punti di vantaggio sulla Lazio anche se c’è ancora lo scontro diretto), con il quarto posto prenotato dal Milan (6 punti di vantaggio sull’Empoli ma la Champions potrebbe portare via energia ai rossoneri) e due retrocessioni già assegnate (l’Ascoli è a 11 punti dalla reggina e il Messina a 7). Rimangono da assegnare il terzo posto per retrocedere e i piazzamenti per la Coppa Uefa che però non smuovono l’immaginario collettivo dei tifosi. Fortunatamente la lotta per non retrocedere coinvolge ben 7 squadre, dalla Reggina con 31 punti fino almeno al Siena e al Cagliari con 34 punti, e neanche il Livorno con i sui 36 può dirsi al sicuro. Il numero molto alto di squadre coinvolte nella lotta per evitare la serie B potrebbe non far aumentare in modo esponenziale i pareggi combinati e le partite dal risultato scontato che renderebbero ancora più triste questo finale di campionato. Cosa si può fare per rendere il campionato più equilibrato? Prima di tutto ridistribuire in maniera più razionale le risorse del calcio e in particolare le risorse derivanti dai proventi per i diritti tv. Le possibilità sono tre: lasciare il sistema attuale con la contrattazione individuale che crea enormi disparità economiche tra club ricchi e club poveri, adottare la proposta del governo con una parte dei proventi distribuiti in base al bacino di tifosi e al piazzamento e un’ultima parte, la più consistente, da dividere in parti uguali e infine c’è la possibilità di dividere tutta l’enorme fetta dei diritti televisivi, circa 800 milioni di euro, in parti uguali. Quest’ultima possibilità è solo teorica e non si realizzerà mai per l’esplicita ostilità dei grandi club. La contrattazione individuale ha fallito ed è ingiusta e perciò la soluzione migliore sembra quella proposta dal Ministro Melandri, ma a Milan, Juve e Inter non piace e ritengono che una spartizione di questo tipo danneggerebbe le squadre italiane in Europa e soprattutto in Champions. Un’altra soluzione razionale per migliorare il campionato potrebbe essere riportare il campionato a 18 o a 16 squadre. A questa proposta si oppongono fortemente le squadre piccole che rischierebbero la Serie B e, di conseguenza, la perdita di soldi, visibilità e prestigio.Un campionato con meno squadre permetterebbe ai calciatori di giocare di meno, recuperare meglio tra una partita e l’altra, avere meno infortuni e offrire uno spettacolo migliore in campo. Meno partite tra i club potrebbe anche voler dire più spazio alla Nazionale per allenarsi ed è quanto i Commissari tecnici richiedono da molti anni. Dal punto di vista razionale sarebbe necessario andare in questa direzione ma, visto che il calcio non è solo razionalità, siamo diventati campioni del mondo nell’anno in cui avevamo il campionato a 20 squadre e un ambiente attaccato da tutte le parti per lo scandalo delle partite truccate. Ma non sempre si può contare sul “tanto peggio tanto meglio” e sarebbe meglio attrezzarsi in maniera seria e programmata.
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