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Inter Brand s.r.l. Campione d'Italia 2007
[27/04/2007 12.12]
E' fatta. Dopo aver dominato in lungo e in largo la stagione calcistica 2006-07, la prima pulita dopo diciotto anni, l'Inter Brand s.r.l. è campione d'Italia per la seconda volta nella sua storia.
Non è uno scherzo, è vero. Non è esatto dire che a vincere è stata l'Internazionale F.C., perchè ha vinto l'Inter Brand s.r.l., cioè la società (fantoccio) alla quale Massimo Moratti è stato costretto a vendere il marchio commerciale della squadra che fu di suo padre. Se volete sapere tutta la storia, eccola.

Il sistema calcio era già fallito da tempo, quando le squdre di Roma e Milano iniziarono a gonfiare i bilanci con le famose plusvalenze (fittizie), che se da un lato consentivano loro di far apparire i bilanci in attivo, dall'altro il maggiore plusvalore di un anno generò automaticamente un peggioramento dei conti dell’anno successivo, dal momento che chi vi è ricorso è stato costretto a iscrivere quote di ammortamento sempre maggiori. Quando le società si sono rese conto di non essere in grado di far fronte a quei bilanci che pure avevano redatto e approvato, hanno chiesto aiuto alle istituzioni.
Entrando nello specifico degli Onesti, fra il 1997-98 e il 2004-05, l'Inter ha sofferto un disavanzo medio annuo di 95 euro: cioè, ogni mese, l'Inter spendeva 8 milioni più di quelli che incassava (750 milioni totali in quell'arco temporale di otto anni). Per ripianare, fu ingegnosamente creata qualche plusvalenza. Kallon, ad esempio, ha fruttato circa 7,2 milioni di plusvalenza nel bilancio chiuso al 30 giugno 2000, per effetto della doppia operazione di riscatto della comproprietà dalla Reggina e della cessione al Vicenza, ed è riuscito a fruttare altri 4,3 milioni di euro di plusvalenza nel bilancio chiuso al 30 giugno 2005 per effetto della sua cessione alla squadra del Monaco. Il 27 febbraio 2003 la XIV Legislatura parlamentare ha tramutato in legge un decreto emanato dal governo, il cui premier, per onor di cronaca va ricordato, era anche presidente onorario e azionista di riferimento di una squadra, il Milan, il cui vicepresidente e di fatto numero uno sul campo era presidente della Lega calcio, che sarà ricordato come “legge salvacalcio”. Tale legge era stata “consigliata” anche dalla Federcalcio, il cui numero uno illo tempore era Franco Carraro che nel tempo libero si occupava anche delle sorti della banca d’affari Mediocredito Centrale, controllata da Capitalia e grande elargitrice di finanziamenti e di tutti i supporti necessari delle squadre capitoline ma non solo.

La legge “salvacalcio”, in contrasto con tutte le norme civili e fiscali nazionali e comunitarie – e per la quale è stato avviato un procedimento d’infrazione contro il governo italiano perché la legge ha camuffato un “aiuto di Stato” vietato dall’articolo 87 del Trattato europeo –, ha quindi permesso alle società di calcio di effettuare le svalutazioni necessarie a riportare i bilanci a un livello sostenibile, consentendo il riporto delle stesse nell’arco di dieci anni. Le sole svalutazioni effettuate dalle squadre meneghine e capitoline sono state pari a 900 milioni, e alle società con la citata legge è stato concesso di «spalmare le perdite nei dieci esercizi successivi». Senza l’intervento dello Stato, le società avrebbero dovuto ricapitalizzare le società per l’improvviso depauperamento del patrimonio societario. In particolare la sola svalutazione operata dalla squadra di Massimo Moratti nell’esercizio chiuso al 30 giugno 2003 è stata di 319 milioni, ma anche le altre squadre metropolitane di Roma e Milano hanno fatto la loro parte. Dall’esame del bilancio riferito alla stagione 2002/03, quello appunto chiuso al 30 giugno 2003, si desume che nella sostanza l’Inter, come tanti altri contribuenti italiani, ha aderito ai condoni posti in essere dal precedente governo.
Passiamo all'operazione Crespo. Comprato durante la campagna acquisti dell’estate 2002 dalla Lazio per 38 milioni, per effetto della svalutazione era stato iscritto a bilancio per una valore di soli 4 milioni, ma durante il calciomercato estivo, cioè nel mese di agosto dell’anno 2003, era stato poi venduto all Chelsea per 24 milioni. Quindi Crespo ha consentito nel giro di due soli mesi di ottenere una serie di vantaggi contabili all'Inter, una prima volta con l’iscrizione nell’attivo di una somma consistente, una seconda volta, quando la sua valutazione è servita a riportare l’indebitamento a un livello sostenibile per effetto della citata “Legge salvacalcio”, una terza volta infine quando, pur in presenza della svalutazione appena iscritta, la società ha potuto iscrivere a bilancio la plusvalenza con un nuovo beneficio contabile. E' andata così anche per Cannavaro, ceduto volontariamente dall'Inter per generare plusvalenze e tutt'altro che istigato da Moggi ad andarsene (sentire per credere l'intercettazione telefonica pubblicata su www.repubblica.it fra Moggi e Fedele).

La Covisoc, presieduta da Cesare Bisoni, ha criticato i conti delle squadre milanesi a seguito delle analisi che le competono. Infatti nel corso dell’anno 2005 le due squadre, per mitigare la bocciatura del decreto salvacalcio, erano ricorse a un’operazione di cessione del marchio e, nel caso dell’Inter, anche alla successiva cessione in pegno a una banca per farsi anticipare la somma necessaria. Fin qui nulla di strano. Ma quelle cessioni del marchio erano state poste in essere con due diverse società controllate dagli stessi club. Il Milan ha compiuto la vendita a una società controllata per la somma di circa 181,3 milioni, invece l’Inter ha effettuato la cessione del marchio alla controllata Inter Brand s.r.l. per circa 150 milioni. La Covisoc ha applicato il semplice criterio delle partecipazioni infragruppo e quindi ha considerato come non avvenute le due cessioni. Entrambe le operazioni sono state eseguite per assorbire senza impattare il patrimonio netto e senza dover chiedere agli azionisti di riferimento di mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare la società. Ma dopo la bocciatura della Covisoc, che aveva chiesto alle società di compiere le richieste capitalizzazioni, il compromesso raggiunto con la Federazione è stato quello di compiere per l’anno passato una ricapitalizzazione, che per l’Inter è stata di 20 milioni oltre al congelamento di altri 20 milioni derivanti dalle cessioni della campagna acquisti e trasferimenti, e per il Milan è stata definita in misura inferiore. Non può essere finita qui, perchè il problema si riproporrà il 30 giugno 2007, quando o l'Inter ricapitalizzerà (senza Tronchetti non sappiamo con quali soldi lo potrà fare) o verrà salvata da altri colpi di genio, come inventarsi e scrivere regole (tanto care al moralizzatore Guido Rossi, che si è definito contentissimo della vittoria dell'Inter Brand, e ci mancherebbe altro), con effetto retroattivo, meglio conosciute come leggi "para-culo".
Chissà, intanto complimenti agli Onestuomini, che hanno vinto senza rubare.

postato da Vincenzo Carusi

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