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The Number 23
[24/04/2007 13.58]
Ossessione. Magnifica ossessione. A volte l’uomo è portato a fare o a dire, cose assurde o prive di ogni logica, se spinto da una sua ossessione personale. Cose che forse vede soltanto lui e che in realtà non esistono, arrivando a raggiungere uno stato di paranoia.
È questo il tema portante di The Number 23. Il nuovo thriller diretto da un veterano del genere, Joel Schumacher, autore di film come,In Linea con l’assassino e Tigerland, è un neo-noir (se così lo si può definire) che ha ambizioni di raccontare una storia piena di mistero,proprio come faceva Sthepen King nelle sue prime opere,saccheggiando anche diversi spunti da molti film di genere.Il problema principale del film è proprio di una sceneggiatura abbastanza deludente.
Il film che ha un buon ritmo,e presenta delle belle trovate registiche( per carità niente di innovativo) difetta sul piano narrativo.
Se la tensione (requisito fondamentale di un buon thriller) su cui il film si basa, riesce a reggere per buona parte del film, la parte finale del film è quanto di più sbagliato si possa fare. Il film cade nella trappola della retorica. Tutta la parte finale del film diventa un insopportabile sensazione di dejavu, che lo spettatore fedele a questo filone di film, proprio non ne vuole più sapere. Se “I soliti sospetti”, famoso thriller di Bryan Singer del 1995, ebbe così tanto successo, oltre ad un cast eccezionale , fu per una sceneggiatura davvero innovativa,e soprattutto per un vero colpo di scena finale, non telefonato come in questo film.
Il Problema però è più esteso. La maggior parte dei thriller contemporanei, altro non fanno che cercare di copiare un idea,e inserirla in contesto diverso. Non si cerca, (come si faceva una volta) di sforzarsi e di provare nuove idee, seppur rischiose.
Fortunatamente il film si avvale di un interprete d’eccezione: Jim Carrey.
Questo attore americano, negli ultimi anni ha deciso di dedicarsi ad altri tipi di film,oltre alle sue classiche commedie. E anche in questo film fa centro.
In questo film riesce a rendere i suoi personaggi davvero credibili, nella delicata fase di follia mista a normalità, in maniera così spontanea da strappare applausi. Difficilmente ci sarebbe stato questo film senza il suo apporto.
Forse la produzione ha basato il film sul fatto che ci fosse Jim Carrey, però per quanto bravo possa essere un attore, non basta per fare un grande film.

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