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Protesta il Giornale di famiglia Berlusconi per l’uscita del settimanale legato ai Circoli delle Libertà. Non vogliono essere l’inserto di un partito. Già, un conto è dar retta a Forza Italia, un conto solamente a Berlusconi. (Andrea Caso)                                                                                          Scoperte tracce di cocaina nell’aria di due grandi città. E adesso che faranno le associazioni proibizioniste? Smetteranno di respirare. (Andrea Caso)                                                                                          Montezemolo accusa la politica, denunciando la mancanza di un grande progetto. Prodi risponde: ”Si commenta da sé”. Infatti, non serve dire niente: ha ragione e basta
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Regista e attore Carlo Cecchi22 aprile 2007
“Tartufo” L'ipocrisia che vince l'affetto
“Spesso mi domando perché ritorno così volentieri a Molière. Molière ha
scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori”. Carlo
Cecchi presenta così lo spettacolo “Tartufo”, andato in scena al teatro Lauro
Rossi di Macerata tra gli applausi e le risate del pubblico.
Ed eccolo
in scena Valerio Binasco, nel ruolo del protagonista odiato e allo stesso tempo
stimato per la lucidità con cui porta avanti il suo “diabolico”
piano.
Conquistare la fiducia dell'ingenuo padrone di casa e l'amore della
moglie con l'apparenza dell'innocuo e religioso ospite.
Figli e servi contro,
Tartufo, riesce a superare ogni difficoltà con la maschera dell'ipocrisia, con
l'abile composizione di belle parole confezionate ad arte.
L'incredibile
forza del linguaggio, la potenza dei pregiudizi e delle convinzioni sociali che
riesce a calpestare anche l'affetto e i valori più sacri; la famiglia, i legami
di sangue, la fedeltà delle persone care.
Ogni cosa perde senso davanti alla
possibilità di “salvarsi” dal Giudizio Eterno, alla voglia di essere migliori
secondo modelli predefiniti.
“Tartufo” è l'esempio vivente delle “credenze
popolari”, dell'ignoranza e la chiusura mentale che portano alla creazione di
stereotipi insensati e nonostante tutto così radicati nella mente da divenire
imprescindibili.
Alla fine, nonostante tutto e solo perché, fondamentalmente,
si tratta di una rappresentazione teatrale, vince l'onestà intellettuale e il
sentimento vero. Il sentimento che porta in sé la rivincita della lucidità e dei
“giusti presupposti”.
Il protagonista viene smascherato ed ogni cosa torna
al suo posto.
L'ipocrisia viene relegata in un angolo, ma resta in bocca
l'amaro di una momentanea sconfitta, la consapevolezza di aver ceduto al senso
comune.
Gli attori si tolgono la maschera e salutano fieri della propria
interpretazione. Interpretazione comica e drammatica che ha portato il pubblico
a credere, anche se solo per qualche ora, che la giustizia possa sempre
sconfiggere l'inganno e che la meschinità riesca ad essere vinta dalla
ragione.
Nessuna finzione rimane sul palco; solo il sorriso sincero di chi sa
di aver fatto rivivere un classico senza i classici, banali fronzoli.
Silvia Saccomanno
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