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22 aprile 2007 “Tartufo” L'ipocrisia che vince l'affetto “Spesso mi domando perché ritorno così volentieri a Molière. Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori”. Carlo Cecchi presenta così lo spettacolo “Tartufo”, andato in scena al teatro Lauro Rossi di Macerata tra gli applausi e le risate del pubblico. Ed eccolo in scena Valerio Binasco, nel ruolo del protagonista odiato e allo stesso tempo stimato per la lucidità con cui porta avanti il suo “diabolico” piano. Conquistare la fiducia dell'ingenuo padrone di casa e l'amore della moglie con l'apparenza dell'innocuo e religioso ospite. Figli e servi contro, Tartufo, riesce a superare ogni difficoltà con la maschera dell'ipocrisia, con l'abile composizione di belle parole confezionate ad arte. L'incredibile forza del linguaggio, la potenza dei pregiudizi e delle convinzioni sociali che riesce a calpestare anche l'affetto e i valori più sacri; la famiglia, i legami di sangue, la fedeltà delle persone care. Ogni cosa perde senso davanti alla possibilità di “salvarsi” dal Giudizio Eterno, alla voglia di essere migliori secondo modelli predefiniti. “Tartufo” è l'esempio vivente delle “credenze popolari”, dell'ignoranza e la chiusura mentale che portano alla creazione di stereotipi insensati e nonostante tutto così radicati nella mente da divenire imprescindibili. Alla fine, nonostante tutto e solo perché, fondamentalmente, si tratta di una rappresentazione teatrale, vince l'onestà intellettuale e il sentimento vero. Il sentimento che porta in sé la rivincita della lucidità e dei “giusti presupposti”. Il protagonista viene smascherato ed ogni cosa torna al suo posto. L'ipocrisia viene relegata in un angolo, ma resta in bocca l'amaro di una momentanea sconfitta, la consapevolezza di aver ceduto al senso comune. Gli attori si tolgono la maschera e salutano fieri della propria interpretazione. Interpretazione comica e drammatica che ha portato il pubblico a credere, anche se solo per qualche ora, che la giustizia possa sempre sconfiggere l'inganno e che la meschinità riesca ad essere vinta dalla ragione. Nessuna finzione rimane sul palco; solo il sorriso sincero di chi sa di aver fatto rivivere un classico senza i classici, banali fronzoli.
Silvia Saccomanno
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