La casa sul lago
[16/04/2007 13.06] L'attesa è il respiro tenuto a lungo, la sosta prima di partire, la malinconia che accompagna le giornate più nere. Basta chiudere gli occhi per sentirla nelle ossa; l'attesa. Ognuno di noi aspetta irrimediabilmente qualcosa, qualcuno e non c'è niente che possa alleviare questa dolce tortura. E' la storia di mille vite, mille incontri, mille episodi. Due persone che si amano, ma non hanno le giuste coordinate spazio-temporali. Nel posto giusto al momento sbagliato. Il film “La casa sul lago” è una bellissima metafora di questa condizione. Kate (Sandra Bullock) e Alex (Keanu Reeves) si innamorano l'uno dell'altra a due anni di distanza senza nemmeno conoscersi. L'unica via che hanno per comunicare è la cassetta delle lettere che veicola la loro relazione epistolare. Le loro sono dimensioni diverse, momenti sbagliati. Vivere emozioni così intense da togliere il fiato, ma viverle a metà; viverle da soli. Come linee parallele che si accompagnano sempre e non si incrociano mai. Ispirato a un film coreano del 1998 (il mare) l'opera di Alejandro Agresti è una commedia sentimentale al limite del metafisico, che analizza la ricerca dell’amore angelicato, conservandone l’aspetto terreno benché temporalmente non allineato. Ed ecco allora l'attesa. L'unica cura possibile alla sovrapposizione caotica di eventi e sentimenti. L'unico modo per darsi un'altra opportunità. Fermarsi, respirare e aspettare. La pazienza e la costanza, la forza di mantenere vivo un desiderio, di rincorrere un sogno. Capita di sbagliare, capita di perdere la coincidenza con il treno giusto e le cose, spesso, non si ripetono. Carpe diem. Ci sono certe situazioni nella vita che sono piccoli miracoli, piccole magie regalate dal cielo, ma non tutti se ne accorgono subito. La consapevolezza delle cose perdute arriva sempre troppo tardi e allora è difficile rimediare, talvolta impossibile. “La casa sul lago” è un bellissimo segno di speranza per chi non crede che il destino abbia in serbo per noi rivincite e consolazioni, percorsi alternativi e seconde occasioni. Riappropriarsi della propria vita e delle emozioni che ci sfuggivano, ci scivolavano tra le dita, significa compiere un percorso difficile, fatto di lunga e dolorosa attesa. Attesa fatta di ore che non passano mai, di pensieri che non riusciamo a scrollare via; attesa gonfia di sospiri e malinconici sorrisi, di risate amare e frasi senza senso. Attesa fatta di bugie dette allo specchio, frammenti di realtà deformati che fanno meno male. Ammettere di aver sbagliato non è facile, ma ci sono certe sere in cui si respira il senso degli errori, delle paure e dei dubbi. Una lucidità abbagliante ci fa vergognare di noi stessi o degli altri e tutto diventa, improvvisamente, chiaro. Troviamo la forza di perdonarci, di perdonare e allora l'attesa diventa più dolce. I rumori ci giungono lontani e la mente risuona solo della speranza per il futuro, della persuasione che mentre guardiamo dalla finestra, qualcuno o qualcosa sta cercando noi con la stessa, tenace intensità.
postato da Silvia Saccomanno
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