I misteri di Lisbona
[18/11/2011 21.00]
Il feuilletton del 2010 che, in bilico sul baratro delle soap-opera, raggiunge l'alta cinematografia attraverso i più classici meccanismi del genere.
L'orfano, la disonorata, il padre (spirituale) dal passato misterioso, gli amanti divisi e l'arricchito venuto da chissà dove.
Personaggi simili a carte dei tarocchi che si muovono nell'Europa del dopo Napoleone.
Figure tipizzate, che richiamano altrettanti classici della letteratura: I miserabili, Il conte di Montecristo, I promessi sposi. Tutto per creare un'atmosfera avvolgente, immersiva, vellutata ma, a mio parere, non sufficientemente coinvolgente.
Troppo facile costruire un senso di totalità e di rotondità della trama avendo a disposizione più di quattro ore: manca il salto di qualità successivo.
Il film offre un corredo linguistico variegato, dal portoghese al francese passando per l'italiano (e un pizzico d'inglese), che richiama quella superiorità nobiliare di conoscere e padroneggiare una lingua diversa da quella madre, una strizzata d'occhio alla Russia francofona che generò Guerra e pace.
Dal punto di vista della regia e della coscienza di che cosa si stia filmando, I misteri di Lisbona è una festa per gli occhi: i volumi, utilizzati magistralmente, arricchiscono le scene di lunga durata, quasi monumentali, con movimenti scenici presi dal teatro e composizioni pittoriche che suggeriscono i nomi di Velasquez e Barry Lyndon.
La conclusione, non priva di un accenno al "per molto tempo mi sono coricato presto la sera" di Marcel Proust (chi si ricorda a questo punto di Little Miss Sunshine ?), si perde nel riproponimento del finale di Allucinazione perversa/Davanti agli occhi, che lascia supporre/intuire/credere che i 272 minuti appena visti non siano altro che il delirio di un orfano per giustificare la reazione violenta ad un offesa subita. Discutibile, per fortuna il gusto dell'opera è altrove.
postato da Cinemannaro
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