Che ci ha fatto di male l'UE?
[26/06/2011 11.30] I paesi scandinavi hanno da sempre costituito un’enclave periferica e quasi autonoma all’interno dell’Europa, sia storicamente che politicamente.
Nella storia, sono state veramente poche le occasioni in cui i paesi di questa estrema appendice nordica del continente sono intervenuti in merito a eventi di rilevanza continentale, e tutte le volte che è successo, si è sempre trattato di casi estremi. Basti pensare alle guerre napoleoniche che infiammarono tutta l’Europa o alla Seconda Guerra Mondiale.
Anche il sistema politico e sociale in questi paesi si è evoluto in maniera quasi indipendente. Lo stato sociale, infinitamente più sviluppato, si regge su una pressione fiscale talmente elevata che, in Svezia, è praticamente insostenibile sul piano economico che una famiglia abbia un solo genitore che lavori. I sussidi di disoccupazione sono altissimi e applicati anche verso una consistente percentuale di immigrati regolari. In Danimarca, il sistema universitario, uno dei migliori del mondo, è gratuito.
Ogni volta che la Scandinavia ha visto minacciato il suo modello di vita da spinte verso una politica europea comune, ha sempre reagito bruscamente. Basti solo pensare al rifiuto della Norvegia di entrare nell’Unione Europea e alla cosiddetta “guerra della pesca” tra Islanda e Regno Unito degli anni Settanta.
I paesi che hanno aderito all’Unione (Danimarca, Svezia e Finlandia) si sono spesso rapportati a essa in maniera conflittuale, e questa conflittualità sembra, negli ultimi anni, divampare più che mai.
Negli ultimi tempi, a causa dei nuovi flussi migratori aperti dalla globalizzazione, dell’abbattimento delle frontiere e della crisi economica, nei paesi nordici sono cresciuti costantemente movimenti politici di estrema destra, xenofobi e antieuropeisti, che hanno destabilizzato, in certi casi anche vistosamente, gli equilibri politici della regione.
In Finlandia, ad esempio, le elezioni del 2011 hanno portato il partito populista dei “veri finlandesi”, ostile alla politica di aiuti a Grecia, Irlanda e Portogallo, ad acquisire lo status di terzo partito. La Finlandia è stata costretta a costruire, dopo due mesi di negoziati serrati, un governo di coalizione di sei partiti (Partito della Coalizione Nazionale, Partito Socialdemocratico, Alleanza di Sinistra, Lega Verde, Partito Popolare Svedese di Finlandia e Cristiano Democratici) estremamente instabile e eterogeneo, al fine di escludere dalla maggioranza i Veri Finlandesi, che altrimenti avrebbero reso impossibile ogni accordo sul piano di aiuti ai paesi europei a rischio default.
La Danimarca ha ricevuto una sorta di ultimatum del Presidente della Commissione Europea Barroso, che ha recentemente promesso interventi immediati della Commissione in caso di violazione dell’Accordo di Schengen. Il governo danese, infatti, composto dai liberali e dai conservatori e retto su un appoggio esterno dello xenofobo Partito del Popolo Danese (Dansk Folkeparti), spaventato dall’eventuale ondata migratoria derivante dalle rivoluzioni nordafricane, ha deciso di ripristinare i controlli alle frontiere, nascondendosi dietro la “necessità di maggiori controlli contro il crimine organizzato”.
Il riflusso del nazionalismo e dell’antieuropeismo, entrambi di antica memoria e di casa nel Vecchio Continente, è qualcosa che sta sperimentando tutta l’Europa, ma nei paesi nordici assume un’intensità maggiore. Pia Kjærsgaard, ha dichiarato recentemente: “Il libero movimento di lavoratori generato dai trattati europei danneggia il modello sociale e lavorativo danese. Il mio partito farà di tutto per difendere la nostra storia e il nostro sistema.”, mentre Timo Soini, il presidente di “Veri Finlandesi”, ha detto pubblicamente: “La Finlandia si è sempre comportata bene con l’Unione Europea. I cittadini finlandesi non pagheranno con le loro tasse gli errori degli altri.”
Alla crisi degli stati mediterranei, le divisioni in politica estera, l’affanno delle nazioni nel cuore del continente e l’eterno scetticismo del Regno Unito, va quindi ad aggiungersi la sempre maggiore ostilità dei paesi nordici. Era da tanto che l’Europa non appariva così debole e divisa.
Aggiungendo anche la crisi del debito che sta colpendo l'eurozona il futuro sembra tutto fuorchè roseo per noi europei, ma forse una luce in fondo al tunnel esiste, infatti in questi giorni stanno spuntando varie iniziative proposte o appoggiate da personalità di spicco provenienti da tutta Europa come:
- Change for Europe
- Our Europe
- “Carte in tavola, Europa”
- “Una strategia per rilanciare l’Europa”
Queste iniziative sono molto importanti e vi invitiamo ad appoggiarle tutte, perchè dobbiamo far capire che gli europei esistono, e vogliono un'Europa più forte e non più debole. L'Italia potrebbe e dovrebbe avere un ruolo importante per una ripartenza europea, sia economica che di integrazione istituzionale, infatti il nostro potenziale economico è ancora sopito e non viene sfruttato se non in piccola parte, e la tradizione europeista di uomini come De Gasperi e Spinelli, che si sono inventati l'Europa, viene calpestata ogni giorno dai nostri uomini istituzionali
Credendo nella possibilità di un futuro migliore e considerando possibile un'Unione Europea forte e ricca, sia economicamente che culturalmente, voglio lasciarvi con un ricordo di un vero signore della politica mondiale, se state molto attenti già nell'85 individuò quelli che oggi vengono additati come i principali problemi strutturali che ci hanno portato a questa crisi.
postato da il consapevole
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