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Estera | Italiana
Alla conquista del continente nero
[21/06/2011 15.30]
Il 24 maggio ad Addis Abeba si è tenuto il secondo vertice tra India e Africa dopo quello di New Delhi nel 2008.
Durante il summit il premier indiano Manmohan Singh ha annunciato che l'India garantirà all'Africa un prestito pari a 5 miliardi di dollari per i prossimi 3 anni, inoltre verranno offerti altri 700 milioni di dollari per creare nuove istituzioni e programmi di formazione.
Nel suo discorso il primo ministro indiano ha sottolineato come l'economia africana possa diventare uno dei punti di crescita più importanti nella struttura economica globale del XXI secolo, per questo motivo l'India presta molta attenzione all'Africa e spera di impegnarsi insieme ad essa per valorizzare le rispettive potenzialità economiche.
L'india si impegna anche ad offrire 7 miliardi di dollari in più ai vari Paesi africani nel settore dell'istruzione e
300 milioni di dollari per la costruzione di una linea ferroviaria tra l'Etiopia e Djibouti. 
Nel frattempo verranno adottate varie misure per promuovere i rapporti di cooperazione tra i due paesi per lo sviluppo della lavorazione alimentare e dei gruppi di industria tessile, per l'istituzione di camere di commercio india-africane e per l'apertura al traffico di più linee aeree tra l'India e il continente africano.
Le istituzioni che dovrebbero nascere a nome dal partenariato India-Africa sono un istituto per le tecnologie per l'informazione in Ghana, un istituto per la pianificazione dell'istruzione in Burundi, un istituto per il commercio estero in Uganda e un istituto del diamante in Botswana.
Con questi investimenti l'India intende promuovere la cooperazione economica e commerciale con l'Africa, in particolare nel comparto delle risorse e dell'energia di cui il continente africano è ricco, migliorare le relazioni tra i due paesi, come evidenziano i prestiti nell'ambito dell'istruzione e in altri settori, e creare una fitta rete di rapporti in grado di concorrere con l'altro gigante asiatico, la Cina, che da anni lavora in Africa dove si è ritagliata un ruolo di primo piano.
Che l'India guardi sempre più con maggiore interesse al continente africano lo dimostrano anche i dati.
Secondo il Times of India, tra aprile e luglio 2010, New Delhi ha esportato verso l'Africa beni per 4,8 miliardi di dollari (+51% rispetto allo stesso periodo nel 2009) e importato merci per 7,8 miliardi di dollari (+40,7%).                        
L'India è mossa dalla stessa esigenza della Cina, il bisogno di energia per sostenere lo sviluppo del Paese (è il quinto maggiore consumatore di energia nel mondo), e allo stesso tempo è interessata a trovare nuovi mercati per le sue imprese.
La Cina attualmente è il maggior partner commerciale dell'Africa dalla quale acquista più di un terzo della sua produzione petrolifera.
Il volume dell'interscambio tra i due paesi ha superato i 130 miliardi di dollari nel 2010 mentre il totale degli investimenti diretti cinesi nel continente africano è oggi stimato in 47,5 miliardi di dollari.
Secondo i dati del rapporto China's growing role in African peace and security della Ong Saferworld, in dieci anni il valore del commercio tra Cina e Africa è passato da 6 a 107 miliardi di dollari.
Nel quarto summit tra Cina e Africa, che ha avuto luogo a Sharm el-Sheikh l'8-9 novembre 2009, Pechino ha garantito un nuovo prestito da 10 miliardi di dollari in cambio di appalti per le proprie imprese e concessioni per l'approvvigionamento di risorse naturali, cancellato il debito con i paesi africani, azzerato i dazi sulle importazioni dai paesi più poveri del continente, avviato progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, programmi di istruzione e di scambio culturale.
Negli ultimi anni la Cina ha cambiato politica passando dalla concessione di prestiti a fondo perduto in cambio di risorse naturali all'erogazione di crediti finalizzati e alla costruzione di infrastrutture.
Attraverso gli accordi con i paesi africani la Cina promuove lo sviluppo, crea nuovi posti di lavoro e riesce a  garantire contratti alle proprie aziende.
Gli investimenti cinesi in Africa, a differenza di quelli occidentali, hanno successo non tanto per le grandissime cifre messe a disposizione, ma per il fatto che Pechino gestisce direttamente i suoi finanziamenti invece di affidarli a burocrati africani potenzialmente corrotti, inoltre, al contrario dei paesi occidentali, non si intromette nelle questioni interni altrui.
Tuttavia la collaborazione tra Cina e Africa non è tutta rose e fiori.
Nei paesi più piccoli gli investitori cinesi sono criticati per il loro modo di operare poco attento alla regolamentazione, per esempio l'azienda petrolifera cinese Sinopec ha trivellato in Gabon all'interno di un parco nazionale, oppure alcune aziende tessili cinesi in Sudafrica pagano i dipendenti meno del salario minimo stabilito per legge e corrompono i dirigenti dei sindacati.
Un altro problema è quello relativo alla concorrenza che ha determinato in vari casi il crollo dei prezzi e la chiusura di attività commerciali locali.
Oggi nel continente africano l'unico Paese che può fare concorrenza alla Cina è l'India.
I rapporti commerciali e di cooperazione adottati dai due paesi sono diversi: a differenza della Cina che privilegia il commercio diretto con i governi, le strategie indiane si basano su un'offensiva da parte di imprese private (uno dei più importanti investimenti è quello del gigante indiano delle telecomunicazioni Bharti Airtel che ha sborsato 10 miliardi di dollari per conquistare il mercato della telefonia mobile in 15 paesi africani), ma sostenute dallo Stato, che cercano di radicarsi sul territorio attraverso fusioni-acquisizioni.
Per ora il volume d'affari gestito dalla Cina in Africa è circa tre volte più grande di quello indiano anche se secondo l'Economist il peso dell'India nel continente è in crescita costante.
Mentre l'Occidente continua ad essere percepito come una forza estranea e ostile a causa del fallimento dei suoi programmi d'aiuto, che hanno impoverito il continente africano anzichè aiutarlo a crescere e  a svilupparsi dopo la decolonizzazione, le partnership con Pechino e New Delhi sono viste come garanzia per la pianificazione di uno sviluppo che in condizioni differenti sarebbe difficile se non impossibile da realizzare.

postato da il consapevole

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