L'Anello della Repubblica
[10/05/2011 09.38] Il Sig. X legge l'Anello della Repubblica (edito da Chiarelettere), un libro che parla di un "servizio segreto": "L'Anello" di cui nessuno sapeva nulla e che ha operato alle dipendenze dello Stato Italiano dal 1945 fino agli anni'80.
"L'Anello" fu appoggiato dalla Cia e costituito da ex ufficiali badogliani, imprenditori, faccendieri, giornalisti. Tutto in collaborazione con la malavita e la mafia[...]"
Sfoglia il libro e si imbatte in una storia molto particolare che si dipana a risolvere questioni irrisolte e innominabili della storia italiana. Tre episodi vengono toccati ed approfonditi nel libro: la fuga del nazista Kappler dal Celio, la trattativa del Vaticano con le Brigate rosse per la liberazione di Aldo Moro; l'accordo con la camorra per la liberazione dell'assessore democristiano Ciro Grillo. Qualcosa tocca in modo profondo il Sig. X che decide di raccontare a sua volta una storia, la sua storia.
Così il Sig. X, già ascoltato dalla procura di Roma, contatta Stefania Limiti, giornalista, scrittice e autrice del libro "L'Anello della Repubblica" che lo intervista e pubblica la sua testimonianza sul sito "www.cadoinpiedi.it".
"Ho fatto parte di un gruppo di dieci uomini scelti per tenere sotto osservazione via Montalcini. Era il 23 aprile del 1978. Ci dissero dove stavamo e cosa dovevamo fare solo una volta arrivati: eravamo partiti da Napoli e non sapevamo cosa ci aspettasse."
Il Sig. X nel 1978 era un giovane militare di leva che ha visto e vissuto cose che forse potrebbero dipanare molti perchè.
Aldo Moro venne rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo del 1978 e tenuto prigioniero in un appartamento di Roma, in Via Montalcini. Lo statista viene tenuto prigioniero nell'appartamento per 55 giorni per poi essere ucciso nel garage del palazzo di via Montalcini 8 alle 6 del mattino e poi trasportato in via Caetani in una Renault 4 rossa rubata.
"Ci dissero di sorvegliare l'appartamento dove era sequestrato l'on. Moro. Il nostro compito principale era controllare tutti i movimenti provenienti da quell'appartamento. Avevamo una postazione di controllo: sulla strada era situato un lampione per l'illuminazione stradale che fu smontato pezzo per pezzo da falsi tecnici dell'Enel, portato in una caserma dei Carabinieri dove fu installata una micro telecamera all'interno della lampadina: serviva per vedere gli spostamenti all'interno dell'appartamento. Dovevamo poi sorvegliare i movimenti intorno al palazzo e tenere sotto osservazione i bidoni della spazzatura. Moro era tenuto, ci dissero, nell'appartamento del piano rialzato, quello con il giardinetto. In quello del primo piano erano stati messi microfoni ad alta ricezione, in grado di captare anche i più piccoli rumori. Roba sofisticata per l'epoca, forniti, infatti, da agenti stranieri. Ricordo di aver visto la Renault 4 rossa parcheggiata nel cortile che dava ai garage e un'altra auto, una Rover con targa straniera e con una o forse più multe poste sul parabrezza. Un giorno fu portata via e fu piuttosto sconcertato quando la rividi nello spiazzo della caserma di via Aurelia."
La polizia, si sà, entrò, forse dopo una soffiata o un'indicazione precisa, nel palazzo di via Montalcini, lo perlustrò appartamento per appartamento, tutto tranne l'interno 1, forse bussarono, ma poi se ne andarono semplicemente. Il lavoro del Sig. X e dei suoi colleghi continuò fino all'8 di maggio 1978, il giorno prima della morte di Aldo Moro.
"Ci dissero che il nostro compito era finito e che ci avrebbero rispedito alle nostre destinazioni. Rientrai ad Avellino e poi ho avuto il foglio di trasferimento per Battipaglia (Salerno). Mi è stato esplicitamente detto di dimenticare quello che avevo visto e fatto a Roma."
Che le verità sulle stragi di stato siano terreno di fuoco e che meno se ne parla, meglio è, per noi italiani è un dato di fatto. Certo è che testimonianze come queste, riportano alla mente una sensibilità insaziabile a cercare risposte. Troppe ombre e certezze lontane si aggirano sull'argomento del rapimento-uccisione del capo della DC, troppe verità si conoscono ma non vengono a galla. Troppe prove evidenti, fatti a portata di mano non trovano giustificazione, qualcuno sapeva, ma al solito si è preferito tacere, osservare e far compiere omicidi sicuri dietro le proprie telecamere, tranquilli sulle proprie poltrone governative.
Rimangono da chiedere un paio di cose: - A chi servì l'uccisione di Aldo Moro? Di sicuro non potè servire alle Brigate Rosse perchè avrebbero soltanto fatto un favore al Governo dell'epoca e a loro cosa avrebbe portato? Nè servì ad associazioni mafiose nonostante avessero avuto vario titolo nelle varie vicende, anche loro per che motivo lo avrebbero fatto? L'omicidio Moro acquista trasparenza e colpevoli solo in uno scenario internazionale di "strategia della tensione".
"la sua morte serviva a consolidare gli equilibri internazionali e a salvaguardare le alleanze politiche compatibili con la Nato." [S.Limiti]
postato da Lorena Giusio
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