(IN)COLORE VIOLA
[19/04/2011 16.30] Se si prendessero in considerazione le singole partite di una squadra, come risultato si avrebbero sfide al cardiopalma e altre più piatte, ci sarebbero torti arbitrali e risultati decisi dalle occasioni, vittorie rubate e sconfitte immeritate. Ma un’analisi del genere non basterebbe a spiegare nel complesso la stagione sportiva di una squadra. Perché quando le partite alle spalle sono molte, gli errori pro e i contro si bilanciano, il peso della singola partita viene meno e si intravedono i comuni denominatori di un’intera annata.
LE PREMESSE DI INIZIO STAGIONE – La Fiorentina 2010-2011 nasce dalle macerie di quella prandelliana. Il compito di Sinisa Mihajlovic, allenatore proveniente dalla salvezza conquistata a Catania l’anno prima, è di giocare una grande stagione e portare i viola almeno al quarto posto. Del resto secondo il presidente Della Valle e il ds Corvino le premesse per sognare in grande a inizio stagione ci sono tutte. La squadra non ha ceduto nessuno dei giocatori chiave e anzi ha fatto una grande campagna acquisti prendendo Boruc, Cerci e D’Agostino. In più, l’assenza dalle competizione europee sarà l’ideale per concentrare tutte le energie per un ottimo risultato in campionato.
I FATTI – Le cose però non vanno come ci si aspetta. La squadra parte male e anche quando dimostra di poter risalire manca di continuità. Manca il gioco, e gli infortuni a lungo termine di Jovetic e Frey, sommati a quelli a turno di D’Agostino, Vargas e Marchionni complicano la situazione dell’attacco. Lì davanti, anche considerata l’attenuante di Gilardino da solo, i viola non segnano quanto dovrebbero. A centrocampo Montolivo sembra solo un lontano parente del centrocampista di classe e personalità dell’ultima stagione. Alla fine del girone di andata la Fiorentina, dopo aver anche lottato per riemergere dalle zone basse della classifica, galleggia all’undicesimo posto. Mihajlovic è in bilico, ma resiste.
IL CASO MUTU – Il romeno, pedina fondamentale del reparto avanzato dei viola, si rende protagonista di atteggiamenti poco professionali che danno fastidio alla dirigenza prima e poi anche a Mihajlovic. Così a gennaio Mutu finisce fuori rosa, il caso finisce sui giornali e il giocatore finisce a Santo Domingo. Come anche per il problema Cassano, risolto dalla Sampdoria con la cessione al Milan, la soluzione della dirigenza viola diventa il trasferimento del romeno. Si fa avanti il Cesena, ma quando tutto sembra deciso ecco che è fumata nera. Niente da fare. Dopo conferenze e dichiarazioni di addio, l’attaccante rimane a Firenze.
Sarà allora per non svalutare il cartellino del romeno in vista di una nuova cessione in futuro, o sarà per le prestazioni della squadra, mediocri nonostante l’acquisto di Behrami dal West Ham, che la società pensa a un cambio di strategia. Mutu viene perdonato, reintegrato in rosa e riportato in campo al fianco di Gilardino.
LA SITUAZIONE OGGI – Il rientro del romeno dà più peso e più tecnica al reparto offensivo, ma i benefici durano solo un paio di partite. La Fiorentina continua ad essere la brutta copia della squadra che solo un anno e mezzo fa giocava in Europa e aveva concluso il girone di Champions in testa, davanti a Liverpool e Lione. Poco gioco, poca personalità, poca convinzione. Prestazioni incolori, ultima lo scialbo pareggio 0-0 di due giorni fa al Franchi contro una modestissima Juve. Non sorprende pertanto che alla giornata numero 33 la Fiorentina si trovi ancora a metà classifica, condannata in decima posizione da un campionato incolore, nella medesima situazione dell’anno scorso. Eppure ai tifosi era stato promesso un anno diverso.
postato da Odraode
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